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Economia e lavoro | 24 febbraio 2021, 16:45

Artigiani che vedono nero, dopo la tempesta perfetta del 2020: i pessimisti sono quattro volte gli ottimisti

Il Monitor Piccole imprese di Cna Torino mostra chiari segni negativi. Scarlatelli: "Faranno meglio coloro che sapranno innovare i prodotti, i processi e garantire la sostenibilità ambientale"

Pannello con la scritta Cna

Numeri negativi per la ricerca annuale di Cna Torino

La ripresa sarà appannaggio delle imprese e dei territori che sapranno tempestivamente ed efficacemente innovare prodotti, processi e modelli di business contribuendo anche alla realizzazione degli obiettivi della sostenibilità ambientale”. Ecco la ricetta che il presidente di Cna Torino, Nicola Scarlatelli, mette sul tavolo alla luce dei numeri che la categoria artigiana manda in archivio per il 2020, ma soprattutto ora che è necessario guardare al futuro.

L’edizione 2020 della ricerca Monitor Piccole Imprese, promossa dalla CNA Piemonte in partnership con UniCredit è uno specchio fedele di quello che è successo. Le imprese artigiane non sono ottimiste, puntano a confermare il capitale umano, ma pensano di ridurre gli investimenti, confermano la collaborazione con la filiera, pagando i fornitori e chiedendo garanzie di pagamenti in un momento in cui la liquidità è davvero “insufficiente”. Al fatturato crollato nel primo semestre si attende un impatto meno negativo nel secondo semestre 2020. Quattro imprenditori su dieci, inoltre, pensano che la situazione migliorerà entro un anno e risultano avvantaggiati coloro che operano sia sul mercato domestico che all’estero. Penalizzati coloro che lavorano solo sul mercato nazionale che internazionale.

Il Monitor ha dato risultati difficili da paragonare con le precedenti edizioni - spiega Daniele Marini, professore di sociologia presso l’Università di Padova e Direttore Scientifico della divisione Research&Analysis di Community Group, autore della ricerca. Com’era facile attendersi, i saldi di tutti gli indicatori (fatturato, ordinativi interni ed esteri, occupazione e investimenti) portano segni più o meno marcati in senso negativo. Anche se le imprese più strutturate e con fatturati più elevati mettono in luce performance meno negative, ma in ogni caso col segno “meno” davanti. Ma le attività molto aperte all'export pagano un conto più salato anche a causa della guerra commerciale fra Usa e Cina durante l’era Trump.

La liquidità aziendale, fattore determinante per il buon funzionamento dell’impresa, è considerato “normale” da meno della metà delle interpellate (42,2%) e per pochissime in “eccesso” (0,3%). Viceversa, crescono in modo significativo (57,5%, era il 43,4% nel 2019 a livello regionale) quante evidenziano una condizione di difficoltà, valutandola “insufficiente”.

Per quanto riguarda il futuro, a fronte di una prevalente previsione di stabilità (48,4%), tuttavia il novero delle imprese torinesi che si colloca fra i “pessimisti” (43,8%) è quasi il quadruplo rispetto a quanti guardano ai prossimi mesi con “fiducia” (7.8%). Ne consegue un saldo ampiamente negativo (-36) e ulteriormente appesantito rispetto alla fine degli anni precedenti, gettando una luce non positiva sul futuro prossimo.

In questo periodo, poi – aggiunge il segretario della CNA Torino, Paolo Albertisono in forte evoluzione i rapporti fra le imprese, oggi dettati soprattutto da una capacità negoziale (49.8%) e da relazioni di reciprocità (35.5%) e molto meno da rapporti di subordinazione (14.7%). Questo ci fa sostenere che siamo sempre più di fronte a relazioni fra fornitori ben più che tra subfornitori e terzisti, in ragione del fatto che nei rapporti pesano maggiormente la competenza e la professionalità (51.2%) piuttosto che le logiche del prezzo (48.8%)”.

Quello trascorso è stato un anno molto complesso per l’economia italiana e piemontese – conclude Fabrizio Simonini, regional manger nord ovest di UniCredit -. Fin dall’inizio della pandemia ci siamo confrontati con le associazioni come CNA, le istituzioni e l’ABI, dando il proprio apporto di esperienza e supportando le misure governative". 

Massimiliano Sciullo

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