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Economia e lavoro | 19 settembre 2023, 07:18

Torino regina delle esportazioni: da sola cresce del 25% nei primi sei mesi del 2023

Il dato regionale complessivo è di un +15,6% e il territorio del capoluogo e della sua provincia pesa per il 47% del totale. Tirano soprattutto i mezzi di trasporto

Mano che regge un mappamondo

Cresce in maniera impetuosa la curva delle esportazioni di Torino e provincia

Torino trascina le esportazioni piemontesi nei primi sei mesi del 2023. Lo dice l'ultima rilevazione di Unioncamere Piemonte, che mostra un +15,6% di crescita rispetto allo stesso periodo del 2022, ma al tempo stesso registra addirittura un +25% per il capoluogo e la sua provincia, il cui peso specifico rappresenta poco meno della metà (47%) del totale.

A influenzare il risultato, anche se in maniera inferiore rispetto al passato, anche l'aumento dei prezzi legati all'inflazione. Nello stesso lasso temporale, il valore delle importazioni di merci è risultato pari a 26,4 miliardi di euro, per un incremento tendenziale del 16,4%. Il saldo della bilancia commerciale si conferma, dunque, positivo per 6,5 miliardi di euro (a fronte dei 5,8 miliardi del I semestre 2022). Nello stesso periodo di tempo, l'Italia è cresciuta ma "solo" del 4,2%.

"Meglio della media italiana"

In questo primo semestre dell’anno, il trend piemontese è molto positivo, migliore di quello italiano: la nostra regione si posiziona, infatti, tra le prime cinque che hanno contribuito alla crescita media nazionale e al quarto posto in Italia come regione esportatrice. La crescita delle esportazioni piemontesi, in questi primi sei mesi del 2023, ha riguardato inoltre la quasi totalità dei settori di specializzazione, con quello dei mezzi di trasporto che ha registrato ottime performance”, ha commentato Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte.

Il Piemonte si colloca tra le prime cinque regioni per contributo fornito alla crescita media nazionale, generando una quota del 10,3% delle vendite nazionali all’estero, preceduta da Lombardia (26,2%), Emilia-Romagna (13,6%) e Veneto (13,2%). La crescita delle esportazioni piemontesi, in questi primi sei mesi del 2023, ha riguardato la quasi totalità dei settori di specializzazione.

Mezzi di trasporto in testa al gruppo

Con un valore delle merci esportate pari al 26,4% del totale regionale e una crescita del 44,9% rispetto al I semestre 2022, il settore dei mezzi di trasporto, sostenuto in particolar modo dall’export di autoveicoli, ha trainato verso l’alto il risultato complessivo della nostra regione. Bene anche articoli in gomma e materie plastiche, che generano il 7% circa del valore dell’export e che hanno fatto meglio della media regionale (+25,1%). Macchinari e apparecchi sono cresciuti del 10,2%, mentre prodotti alimentari e bevande e sostanze e prodotti chimici mandano in archivio, rispettivamente, un +8,2% e +7,1%. Positiva anche la performance del tessile e dell'abigliamento (+15,5%), mentre soffrono esclusivamente i metalli (-11,2%).

Francia e Germania i migliori clienti

Complessivamente le esportazioni verso i mercati comunitari sono cresciute del 23,3% rispetto allo stesso periodo del 2022. I più importanti mercati dell’area per le merci piemontesi si confermano quello francese e quello tedesco, con quote pari al 15,8% e 14,6%, e progressioni su base annua del valore delle merci piemontesi acquistate pari al 29,5% e 23,2%. Seguono Spagna, Polonia e Belgio. Stupisce la performance dell'Irlanda, cresciuta in un anno del 24,9%.

Fuori dall'Europa (+5,7%) pesano soprattutto gli Stati Uniti, che si confermano il principale mercato di sbocco extra Ue (+8,4%), quindi le più vicine Regno Unito e Svizzera, che assicurano rispettivamente il 4,4% e il 3,3%. Calano invece le esportazioni piemontesi dirette in Cina (-4,4%). Mentre spiccano Messico (+27,2%) e Giappone (+25,0%).

Le altre province

Alle spalle di Torino, le province si allineano con Alessandria (+13,3%), Cuneo (+13,1%), Vercelli (+10,1%), Biella (+8,1%) e Asti (+4,8%). La crescita su base annua delle esportazioni novaresi è risultata pressoché nulla (+0,4%), mentre il Verbano C.O. ha sperimentato una flessione delle vendite oltre confine del 10,2%.

Massimiliano Sciullo

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