Nelle Langhe il vino nasce prima di tutto dal lavoro di chi continua a coltivare le colline. È da qui che parte la storia di Cantina Clavesana, cooperativa aderente a Confcooperative Piemonte, fondata il 27 aprile 1959 da 32 viticoltori che decisero di unire le forze per affrontare insieme le difficoltà e costruire nuove opportunità per il Dolcetto e per le proprie aziende.
Oggi i soci sono circa 150, distribuiti in oltre venti comuni delle Langhe e, progressivamente, anche nel Roero. Insieme coltivano circa 320 ettari di vigneti, tra i 200 e i 500 metri di altitudine. La cooperativa è diventata il primo produttore di Dolcetto e Dogliani DOCG nelle Langhe e nel tempo ha ampliato la propria produzione con Langhe Nebbiolo, Barolo, Pinot Nero e Alta Langa Metodo Classico.
La filiera a Clavesana prevede pochi passaggi: l’uva viene coltivata dai soci, conferita alla cooperativa e qui direttamente vinificata, imbottigliata e confezionata prima di arrivare sul mercato.
È un percorso che rende immediatamente riconoscibile l’origine del vino e mostra il valore della cooperazione: tanti viticoltori mantengono la propria identità e il proprio legame con la terra, ma condividono strutture, competenze e opportunità commerciali. Una scelta che permette anche alle aziende più piccole di essere parte di una filiera organizzata e di valorizzare insieme il proprio lavoro.
Tracciabilità e sostenibilità, dalla vigna al packaging
Questa vicinanza tra produttori e cantina rende la tracciabilità parte integrante del modello di Clavesana. Negli ultimi tre anni la cooperativa ha scelto di renderla ancora più evidente attraverso le certificazioni, a partire da Equalitas, che considera non solo le attività dei soci ma anche quelle dei fornitori di bottiglie, tappi e imballaggi secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
«Per noi la tracciabilità è innata. Con le certificazioni abbiamo voluto renderla esplicita, coinvolgendo tutta la filiera e facendo in modo che fosse coerente con i nostri principi di sostenibilità», spiega Alessio Chiavarino, direttore di Cantina Clavesana.
Un impegno che si traduce anche in scelte concrete: nel 2025 è stato ampliato l’impianto fotovoltaico della cantina, il packaging utilizza in larga parte materiali riciclati e si prediligono bottiglie più leggere. In vigna l’attenzione è rivolta alla riduzione degli sprechi e al rispetto dei cicli naturali, promuovendo anche tra i soci non certificati biologici pratiche vicine alle linee guida del Bio.
Coltivare vino significa custodire le Langhe
Attraverso il proprio modello di filiera corta, Cantina Clavesana genera un valore economico e sociale fortemente radicato nella comunità locale, garantendo il presidio e la salvaguardia del paesaggio collinare piemontese.
I vigneti dei soci sono parte integrante del territorio delle Langhe, Patrimonio UNESCO, e la loro cura quotidiana contribuisce in modo diretto a preservare la bellezza di questo ambiente.
È qui che il valore della cooperazione assume una dimensione ancora più ampia: mantenere attive circa 150 aziende significa sostenere famiglie, competenze e comunità che continuano a vivere e lavorare sul territorio.
Lo stesso legame si ritrova nella commercializzazione. Localmente i vini di Clavesana arrivano ai consumatori attraverso supermercati, piccoli negozi e botteghe di paese, realtà fondamentali per mantenere vivi anche i centri più piccoli, accanto a un servizio di consegna a domicilio ormai consolidato.
Nel frattempo la cantina guarda alle nuove abitudini di consumo, investendo su vini oggi particolarmente apprezzati - dai bianchi all’Alta Langa fino a proposte più leggere - e su una comunicazione capace di incontrare anche i consumatori più giovani.











