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Economia e lavoro | 10 febbraio 2024, 07:00

Breve viaggio nella storia del Barolo

Non sono molte le bottiglie che possono affermare di essere “il re dei vini”, ma il Barolo ha conquistato con merito questo titolo prestigioso

Breve viaggio nella storia del Barolo

Non sono molte le bottiglie che possono affermare di essere “il re dei vini”, ma il Barolo ha conquistato con merito questo titolo prestigioso, non solo sulla carta ma anche nel cuore di molti appassionati. Originario delle Langhe, questo vino rosso audace viene osannato da secoli come il massimo esponente dell’enologia nostrana.

Il Barolo è un vino rosso prodotto con il vitigno Nebbiolo, ben noto per l'elevata acidità, i tannini incisivi ed i sapori di frutti rossi, erbe secche e fiori. Questo vino è particolarmente famoso per la sua complessità, la struttura possente e la capacità di migliorare con l'invecchiamento. Viene spesso invecchiato a lungo in rovere per ammorbidire i tannini, trasformandosi con gli anni in un vero e proprio gioiello. Il vino prende il nome dell’omonimo comune di Barolo che si trova all’interno della Denominazione di Origine Controllata e Garantita che a sua volta abbraccia altri 10 comuni delle Langhe, tra cui Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d'Alba e Monforte d'Alba.

Oggi il Barolo è in cima alla classifica dei migliori vini d’Italia, con prezzi che oscillano tra i 50 ed i 300 euro a seconda dell’etichetta e può essere acquistato online presso l’enoteca Svino.it, che propone un mix di cantine molto famose, piccole aziende a conduzione familiare e produttori di nicchia, oltre ad interessanti versioni di Barolo biodinamico. Ma la sua storia è molto più antica e si intreccia con la storia dell’Italia.

Secondo la leggenda la versione moderna e secca che conosciamo oggi del Barolo molto probabilmente è nata a metà del 1800. Prima di allora, i vini tendevano ad essere prodotti molto più dolci. Le origini più accreditate di questo vino sono legate alle vicende della nobile francese Juliette Colbert de Maulevrier che sposò l’ultimo Marchese di Barolo Carlo Tancredi Falletti. Juliette, conosciuta in Italia come Giulia Falletti, si interessò alla viticoltura e chiese a Louis Oudart, un enologo francese, di assumere la produzione delle vigne di famiglia. Una volta fatto ciò, nacque il Barolo secco che conosciamo oggi. Un'altra versione della leggenda narra invece che Camillo Benso Conte di Cavour fu colui che chiese a Oudar di venire a supervisionare la produzione del vino nella sua tenuta delle Langhe, dando vita allo stile che tutti noi conosciamo oggi. Il legame con il Conte di Cavour e con la casa reale dei Savoia è una delle ragioni per il cui questo vino è conosciuto come il “re dei vini e vino dei re”.

Un viaggio nella storia di questo vino non può essere completo senza menzionare le cosiddette “Guerre del Barolo”, una faida tra produttori tradizionali e moderni avvenuta a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso. I tradizionalisti volevano mantenere il vecchio stile di produzione, preservando le pratiche convenzionali di fermentazione, invecchiamento e macerazione; mentre i modernisti desideravano l’esplorazione di nuovi sapori e tecnologie avanzate. Erano anni in cui la comunità internazionale di consumatori di vino desiderava provare vini più facilmente bevibili ed i vignaioli più giovani miravano proprio a produrre qualcosa di più dolce e fruttato per venire incontro ai gusti delle nuove generazioni. In realtà non vi fu un chiaro vincitore nella battaglia tra i produttori di Barolo, ma la soluzione venne offerta dalla normativa standard della DOCG, che richiede un invecchiamento minimo di tre anni e un contenuto alcolico e di resa limitato. Questi ed altri requisiti garantiscono la qualità di uno dei vini più rispettati d’Italia.

La complessità del vino Barolo merita il massimo rispetto anche quando si tratta di abbinamenti con il cibo. È meglio assaporarlo nelle giuste circostanze e con i migliori abbinamenti gastronomici. Uno degli abbinamenti più celebrati è con il tartufo. Pasta, risotto o formaggio cosparsi di questo fungo pregiato sono l'abbinamento perfetto per questo vino, che si sposa bene anche con selvaggina, salumi, vitello e manzo.

Richy Garino

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