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Sanità | 13 gennaio 2023, 15:20

Rsa verso la riapertura alle visite: "Ma servono regole chiare e condivise per tutelare gli anziani"

Colaci (Api Sanità): “Primo interesse deve essere la sicurezza sanitaria delle persone ospitate nelle strutture”. La Fondazione promozione sociale aveva sollecitato

anziano rsa

E' dibattito aperto sulle modalità di accesso alle rsa da parte di parenti e conoscenti

Dopo due anni abbondanti di pandemia, si procede verso una lenta riapertura delle visite da parte dei parenti e conoscenti agli ospiti che si trovano presso le rsa. Un cammino progressivo, ma sul quale la categoria vuole fissare paletti chiari.

L'ammonimento arriva da Michele Colaci, presidente di Api Sanità Torino: la richiesta di indicazioni su come comportarsi arriva direttamente alla Regione. "Abbiamo sempre agito per assicurare la massima protezione delle persone anziane ospiti nelle nostre strutture. Se adesso la regole sono cambiate, la Regione Piemonte ci deve indicare come comportarci per continuare a garantire condizioni di sicurezza sanitaria adeguate all’interno delle nostre strutture”.

Da inizio anno è aumentata la pressione

Con l'inizio del 2023, anche con le decisioni dal Governo, la situazione è tornata d'attualità. E la pressione è molta, anche da parte di alcune associazioni. “Non è certo con un approccio semplicistico che si possono risolvere problemi complessi che, oltre tutto, hanno a che fare con la vita delle persone”, sottolinea Colaci. "In ogni caso, è necessario che le Istituzioni preposte, e quindi prima di tutto la  Regione Piemonte, forniscano chiare ed univoche linee di indirizzo alle RSA, segnatamente all’accesso libero anche nei nuclei abitativi e nelle camere di degenza da parte dei visitatori, e non più solo in spazi comuni anche molto estesi e ampi vigilati da personale preposto”.

"Non vogliamo conflittualità, ma servono condizioni di sicurezza"

Le RSA - conclude - non hanno alcun interesse a creare inutili conflittualità e nemmeno pesanti e costosi vincoli inerenti i controlli. Dobbiamo però avere sempre ben chiaro il diritto dei nostri ospiti a condizioni di vita che coniughino sicurezza sanitaria e possibilità di momenti di socialità oltre che di incontro con i familiari. Non si tratta certo di un traguardo facile da raggiungere, ma certamente per arrivarci occorre partire da regole chiare e condivise. E’ con questo intendimento che abbiamo già scritto alle istituzioni regionali oltre che agli altri interlocutori coinvolti”.

La spinta delle associazioni

E un esempio di queste spinte arriva proprio da associazioni come la Fondazione promozione sociale di Torino, che nelle scorse ore aveva sottolineato le nuove disposizioni in arrivo dal Governo: disposizioni che "mantengono, sino al 30 aprile 2023, la misura di prevenzione da contagio dell’obbligo di indossare mascherina per i visitatori delle strutture sanitarie/socio-sanitarie/socio-assistenziali". Ma al tempo stesso ribadivano come "Tutte le altre limitazioni non sono legittime: dal contingentamento degli orari di visita a 45 minuti alla necessità di prenotazione (con possibilità di negazione della visita per “posti visita esauriti”), dal diniego di accesso in stanza dell’utente e agli altri luoghi comuni della struttura al controllo di qualsiasi documentazione clinica (Green Pass, attestati di vaccinazione, esito di tamponi, ma anche autodichiarazioni sulla condizione sanitaria dei visitatori)".

E sottolineavano "Gli accessi alle strutture non possono subire limitazioni arbitrarie di alcun tipo. Ai numerosi casi che segnalano inadempienze da parte dei gestori, raccomandiamo di fare immediata segnalazione alle Autorità in indirizzo (...), ai Nas e alla locale Procura della Repubblica tramite esposto".

Insomma, un confronto acceso, in attesa che la situazione migliori. E che giungano indicazioni puntuali da chi di dovere.

Massimiliano Sciullo

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