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Eventi | 08 giugno 2022, 19:35

Ore d'Oro. Libri d'Ore dal Medioevo a oggi presso la Biblioteca Reale di Torino

Un progetto espositivo che coinvolge 13 artisti contemporanei chiamati a collaborare per la realizzazione di un unico manufatto

Ore d'Oro. Libri d'Ore dal Medioevo a oggi presso la Biblioteca Reale di Torino

La mostra, a cura di Federica Maria Giallombardo, è ospitata nel Salone Palagiano della biblioteca, è un progetto espositivo che coinvolge 13 artisti contemporanei chiamati a collaborare per la realizzazione di un unico manufatto, ovvero di un volume che ricalca la concezione e i contenuti del libro delle ore medievale e rinascimentale. 

Il progetto espositivo Libro d'Ore è il primo e unico libro d'artista è unico nel suo genere. 

L'opera diventerà parte della collezione della Biblioteca, poiché donazione da parte di Hapax Editore (che ha finanziato la realizzazione del volume). 

La mostra nasce da una comune iniziativa tra i Musei Reali e l'Università degli Studi di Torino, in occasione del convegno Transizioni e variazioni mariane dal Medioevo ai giorni nostri (tenutosi dal 25 al 27 maggio presso le aule di Palazzo Nuovo). 

La mostra sarà visitabile fino al 24 giugno, il Libro d'Ore sarà esposto al pubblico tutti i giorni dalle ore 15 alle ore 18, al mattino su appuntamento. 

A differenza di una mostra collettiva tradizionale, dove le opere sono esposte in uno stesso spazio ma separatamente – un dipinto di seguito all’altro appeso alle pareti o ai pannelli, ad esempio – in questo caso un unico punto dello spazio (l’oggetto-libro) raccoglie le tecniche, le poetiche e le rivisitazioni degli artisti chiamati a partecipare.  

L’approccio “corale” vuole richiamare il rapporto virtuoso e prolifico tra committente e artista e tra artista e auctor intellectualis (curatore ante litteram) oggi in parte decaduto ma indispensabile per la creazione dell’opera d’arte in tutte le epoche.  

Ogni artista ha avuto a disposizione delle carte bianche su cui è intervenuto con sapienza compositiva personale, reinterpretando i contenuti e le miniature del libro d’ore antico; soltanto una carta per artista è stata inclusa nel volume.  

Le immagini contemporanee sono nate dal confronto con la curatrice Federica Maria Giallombardo, con la casa editrice Hapax (Torino) e con docenti universitari, che hanno fornito bibliografia, foto di manoscritti e video lezioni riguardanti i topoi delle miniature e dei testi originari.  

Le carte sono state in seguito rilegate dal laboratorio artigiano di Bottega Fagnola (Torino) in maniera da costituire una facciata (cioè due pagine consecutive), cosicché a libro aperto si veda l’opera di un artista per volta, sottolineando lo scandire del tempo e invogliando l’osservatore a sfogliare. La copertina del volume è semplice e lineare, in pergamena bianca per evitare un richiamo anacronistico posticcio alle sontuose copertine dei libri ecclesiastici e gentilizi. Il volume contemporaneo “dialoga” con i libri d’ore conservati presso la Biblioteca Reale di Torino sorretto da un leggio appartenente alla collezione della Biblioteca stessa.  

Le raffigurazioni odierne sono state esplicate dalla curatrice nel testo critico e nelle schede di catalogo compresi negli atti del convegno “Transizioni e variazioni mariane dal Medioevo ai nostri giorni” grazie al quale il progetto è stato accolto tra le iniziative della Biblioteca Reale.  

Gli artisti coinvolti, tra i più affermati del panorama contemporaneo, sono stati selezionati dalla curatrice assecondando criteri di diversificazione stilistica, di esperienze professionali e di cultura letteraria: 

Cornelia Badelita (Radauti, 1982) [Peola Simondi (TO)] 

Andrea Barzaghi (Monza, 1988) [Société Interludio (TO)] 

Gregorio Botta (Napoli, 1953) [Peola Simondi (TO)] 

Francesco Carone (Siena, 1975) [Société Interludio (TO), SpazioA (PT)] 

Luca Ceccherini (Arezzo, 1993) [Société Interludio (TO)] 

Manuele Cerutti (Torino, 1976) [Guido Costa Projects (TO)] 

Fabrizio Cotognini (Macerata, 1983) [Prometeogallery (MI)] 

Stefano Di Stasio (Napoli, 1948) [Galleria Alessandro Bagnai (AR), Galleria Vigato (AL)] 

Caterina Morigi (Ravenna, 1991) [Galleria Studio G7 (BO)] 

Giuseppe Mulas (Alghero, 1995) [Peola Simondi (TO)] 

Nazzarena Poli Maramotti (Montecchio Emilia, 1987) [A+B gallery (BS), Sara Zanin gallery (RM)] 

Paolo Pretolani (Assisi, 1991) [Marina Bastianello Gallery (VE)] 

Enrico Tealdi (Cuneo, 1976) [Société Interludio (TO), Francesca Antonini Arte Contemporanea (RM)] 

Descrizione delle opere in ordine di apparizione  [sono indicate le gallerie di riferimento degli artisti] 

Francesco Carone (Siena, 1975) [Société Interludio (TO), SpazioA (PT)]  

Apre il Libro l’opera di Carone, che ha riflettuto sul concetto di incipit come inizio della narrazione laica e del tempo umano sulla Terra dal punto di vista biblico. «La prima ora del nuovo tempo fu preceduta da una tempesta», modifica il tempo verbale della perentoria apocalittica affermazione tratta da Il volto verde di Gustav Meyrink: «La prima ora del nuovo tempo sarà preceduta da una tempesta. Sta’ in guardia, non farti sorprendere dal sonno, perché quelli che passeranno con gli occhi chiusi nell’alba del nuovo giorno rimarranno gli animali che sono sempre stati e non si desteranno mai più [...] si raggiungerà l’equilibrio fra luce e tenebre».  

Luca Ceccherini (Arezzo, 1993) [Société Interludio (TO)]  

La scena descritta da Ceccherini, apparentemente caotica e “astratta”, è in realtà restitutiva dei cicli pittorici e dei topoi miniaturistici legati alla fede cristiana: si possono riconoscere, tra i tanti dettagli che a uno sguardo attento balenano e si definiscono nel caos, monaci dalle tuniche ricamate e santi coronati di aureola che tendono le mani; un apostata in tunica nera che brucia sul rogo; un Cristo deposto dalle forme sinuose. Le cromie sono volutamente livide, per simboleggiare l’atmosfera meditativa o torbida; la carta è strappata a indicare un momento di lacerazione, di incomprensione tra uomo e divinità – ma è anche una contemporanea rivisitazione dell’effetto del cesello.  

Paolo Pretolani (Assisi, 1991) [Marina Bastianello Gallery (VE)]  

Dal forte impatto visivo, la carta dipinta da Pretolani si sviluppa grazie a una stratificazione di riferimenti: le scritte, in gotica bastarda, riportano alcune frasi dei testi da Epica, Etica, Etnica, Pathos, ultimo LP del gruppo punk rock italiano CCCP - Fedeli alla Linea contenente salmi e vespri; le figure inquietanti che volteggiano avvinghiandosi sulla pagina recuperano dettagli delle creature mostruose di Francisco Goya. Lo specchio di scrittura è tormentato, caotico; il verde acido coadiuva la sensazione spettrale della composizione. L’effetto complessivo rappresenta lo stereotipo “didascalico” dell’idea di stregoneria ed esoterismo, con simboli e atmosfera arcani.  

Caterina Morigi (Ravenna, 1991) [Galleria Studio G7 (BO)]  

Morigi è un’artista in continua sperimentazione; tecniche e materie vengono studiate sempre a partire dall’apprendimento “sul campo” di pratiche di artigianato consolidate nella tradizione, attraverso periodi di residenza presso laboratori e botteghe. Anche l’analisi scientifica è parte integrante delle sculture e dei dipinti, con collaborazioni con centri di ricerca medica. In questo caso, la carta è stata trattata con sovrapposizioni di colature di chine e pigmenti miscelati a sostanze chimiche; la reazione è impressa sul foglio, con un effetto di luci e colori che rievoca i mosaici delle chiese e le visioni dagli asceti – ma anche quelle del Paradiso dantesco. 

  

Cornelia Badelita (Radauti, 1982) [Peola Simondi (TO)]  

La carta lasciata quasi del tutto nuda, con due conchiglie speculari che quasi per anamorfismo appaiono come teschi di animali ancestrali e con due occhi che ricordano quelli del piatto di santa Lucia: così Badelita ha interpretato le illustrazioni dei libri d’ore, tese tra simbolismo e capacità di illudere lo sguardo, proiettando una dimensione che figurativamente si “riconosce” ma che a livello metafisico resta enigmatica.  

Andrea Barzaghi (Monza, 1988) [Société Interludio (TO)]  

L’hortus conclusus e in generale la natura rappresentata nelle illustrazioni antiche – in specie nelle cornici dello specchio di scrittura – sono il punto di partenza dello studio di Barzaghi, che delinea con il suo inconfondibile stile pittorico una scena in sequenza narrativa continua: l’uomo come osservatore e pellegrino all’interno dello spazio naturale, che non prevarica però rispetto alla “cornice” vegetale; e l’uomo che, per rendere possibile un nuovo protagonismo figurativo e metafisico, arde, aizzando vampate in una mimesi con la natura stessa.  

Gregorio Botta (Napoli, 1953) [Peola Simondi (TO)]  

L’opera di Botta è velato concetto veicolato dalla materia: carta di riso e cera ispessiscono, obliano e fanno traspirare la carta come un sudario; le piante inserite tra gli strati, incastonate, echeggiano il gesto paziente, metodico e delicato della scrittura su manoscritto, tipica degli ambienti contemplativi monastici. La carta è perciò viva, si lascia osservare silenziosa nei minimi dettagli della sua penitenza. Una sapienza compositiva frutto degli studi dell’artista, che ha analizzato negli anni i maestri della pittura medievale – uno su tutti Beato Angelico.  

Manuele Cerutti (Torino, 1976) [Guido Costa Projects (TO)]  

Le due vignette di Cerutti nascono dallo studio sia dei formati delle illustrazioni medievali e rinascimentali, sia dei toni delle chine utilizzate in tipografia e per i bozzetti. Vi sono inoltre degli schizzi esterni rispetto al margine delle immagini, come i disegni che ogni tanto si riscontrano nei manoscritti, che servivano come glossa visiva o all’opposto erano meramente futili scarabocchi. Le scene e i personaggi coinvolti sono surreali e rispecchiano la poetica dell’artista, che si concentra su una prospettiva estremamente soggettiva – il protagonista coincide infatti con l’autoritratto di Cerutti – per indicare stati d’animo condivisi ma spesso incoerenti, con avvenimenti e oggetti d’uso quotidiano ambigui e misteriosi.  

Fabrizio Cotognini (Macerata, 1983) [Prometeogallery (MI)]  

Un tripudio di riferimenti, colori e tecniche si osserva nella tavola di Cotognini: su una pagina, la foglia oro evidenzia l’inserimento di un’originale incisione del Settecento ricoperta da una pellicola di plastica rossa, atta a trasformare la scena accentuandone l’atmosfera vivace; sull’altra, un disegno imita le antiche incisioni, con fittissime note a margine e chiose scritte che invadono elementi architettonici baroccheggianti; su tutto, si stagliano un teschio umano e la scritta «Distopia». Un memento mori che incontra un monito, presagendo una Babele indistricabile di elementi storico-artistici e letterari.  

Stefano Di Stasio (Napoli, 1948) [Galleria Alessandro Bagnai (AR), Galleria Vigato (AL)]  

La poetica interpretazione di Di Stasio segue la scansione temporale del libro di preghiera miniato: a sinistra, un’allegoria delle ore del mattino; a destra, delle ore della sera. Le rose serpeggiano ricordando il movimento di una clessidra, riprendendo tutti gli elementi cari all’artista – le scale come mezzo che connette l’uomo con un universo ultrasensibile, con l’indagine sul suo futuro e sulle sue possibilità mistiche.  

Enrico Tealdi (Cuneo, 1976) [Société Interludio (TO), Francesca Antonini Arte Contemporanea (RM)]  

«La memoria è un archivio ribelle, decide lei cosa ricordare e in che modo rivelarsi», afferma Tealdi; la sua carta rappresenta un paesaggio dell’anima, brumoso e vago, dove immagini-fantasmi appaiono e spariscono lasciando una nebbia di dimenticanza. I fiori e gli elementi naturali che si possono intuire diventano ipostasi oggettuali, attenuazione della realtà in un luogo mentale e spirituale che si ispira (anche) al genere del commentario, ovvero alla testimonianza dell’autore della propria memoria storica.  

Giuseppe Mulas (Alghero, 1995) [Peola Simondi (TO)]  

L’universo onirico tipico delle opere dell’artista viene in questa occasione contaminato dall’idea di miniatura medievale, in particolare dall’illustrazione dedicata al genere cavalleresco: il cavallo, con un drappo a scacchi sul capo, è legato sul letto da corde strette a piante di banano – correlativo oggettivo peculiare in Mulas insieme con il cielo stellato, sintesi dell’apparizione del subconscio, del desiderio e dell’incomunicabilità del ricordo dell’immagine realistica naturale. Molteplici sono i riferimenti alla tradizione figurativa antica, alla miniatura e alla storia dell’arte moderna; l’immagine emerge dal graffio del secondo strato di pastello e tempera, reiterando la tecnica cara all’artista della sottrazione o dell’aggiunta di materia pittorica che dona tridimensionalità scultorea alla superficie piana.  

Nazzarena Poli Maramotti (Montecchio Emilia, 1987) [A+B gallery (BS), Sara Zanin gallery (RM)]  

L’opera di Poli Maramotti conclude il Libro: il foglio sembra impresso dalla sagoma dipinta di un libro aperto, allegoria di una narrazione sospesa; di un finale che resta schiuso a un orizzonte di attesa contemplativa. La pittura a olio è declinata meravigliosamente alla dimensione scultorea, come se lo spessore venisse conferito dalla sedimentazione delle idee più che dall’aggiunta di materia; ma non si cada nell’errore di definire l’opera “astratta” tout court, perché come afferma l’artista «la differenza tra figurazione e astrazione è un problema che riguarda più il bisogno dello spettatore di descrizione a posteriori dell’intento dell’artista piuttosto che il processo artistico in sé».

comunicato stampa

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