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Attualità | 11 settembre 2021, 09:00

Allargare la zona di produzione dell'Erbaluce? Un coro di "no" da parte dei produttori

I viticoltori esprimono la propria contrarietà sul progetto: "Rischiamo di perdere la nostra identità"

Polemica in Canavese da parte dei produttori di Erbaluce

Foto di repertorio

Desta perplessità tra i produttori di Erbaluce di Caluso la proposta di allargare l’attuale zona di produzione.

Gianluigi Orsolani, viticoltore a San Giorgio, informa che "la proposta di allargamento oggi arriva da alcuni soci del Consorzio per la Tutela e la valorizzazione dei vini Docg di Caluso e Doc di Carema e Canavese che vogliono sottolineare il fatto che un nome di vitigno non può essere a uso esclusivo di una denominazione".

Poi aggiunge: "A livello europeo, tra 550 vitigni registrati, solo undici vitigni italiani, tra cui tre piemontesi, hanno il nome del vitigno collegato al nome del toponimo che, nel nostro caso è Caluso e quindi non si può mai usare il nome Erbaluce se non con il toponimo Caluso. Questo tipo di protezione è stata data dalla Comunità europea nel 2009. Una eccezionalità che non può essere banalmente lasciata andare senza essere adeguatamente difesa. Gli unici che possono decidere di uscire fuori da questo tipo di protezione sono i produttori stessi, votando l’abbandono di questa protezione. Una protezione che potrebbe essere cancellata anche con una sentenza del Tar o da una modifica delle leggi. Oggi si sta facendo pressione affinché i viticoltori stessi votino per un abbandono di questo tipo di protezione".

Un marchio, quello dell'Erbaluce, che rappresenta un punto cardine, dal punto di vista turistico, per lo sviluppo del Canavese.

Massimiliano Bianco, produttore di Erbaluce, delle cantine Briamara, di Cuceglio, spiega: "La motivazione principale della nostra contrarietà all’allargamento dei territori di produzione è che l’Erbaluce è un vitigno autoctono, l’Erbaluce è doc da oltre 50 anni, è una delle prime doc piemontesi. Un vitigno radicato nel Canavese grazie ai romani".
"La richiesta di allargare i territori di produzione dell’erbaluce  arriva dopo che i vigneti sono stati impiantati – prosegue Massimiliano Bianco -. Non sarebbe stato meglio ragionare prima di impiantare nuovi vigneti di Erbaluce fuori dalle attuali zone vocate. Oggi sono 36 i comuni che possono fregiarsi della Docg Erbaluce. Invece di impiantare nuovi vigneti in territori fuori dal Canavese sarebbe stato meglio realizzare nuovi vigneti nelle aree libere delle zone vocate. Allargare i territori di produzione dell’Erbaluce potrebbe portare a un abbassamento del valore del prodotto: così è successo con il Prosecco. Non solo: oggi contiamo su 250 ettari vitati  Erbaluce, se un domani raddoppieremo la superficie vitata indubbiamente il terreno si svaluterà".

Bruno Giacometto, produttore di Erbaluce, con azienda e vigneti a Caluso, afferma: "Il nome Erbaluce di Caluso è conosciuto come il vino di questa zona, del Canavese. In questi anni, abbiamo lavorato in questa direzione. Allargare la zona di produzione come minimo porterà confusione. E poi, sul mercato arriverebbero altri Erbaluce, completamente diversi come caratteristiche organolettiche da quelli attuali".

Luca Leggero, produttore di Erbaluce, a Villareggia sostiene che alla base del no è la paura di una perdita di identità. "Oggi l’Erbaluce di Caluso è una risorsa per il nostro territorio. Le denominazioni di origine Erbaluce sono un formidabile punto di forza e di valore per il Canavese. Solo dalle viti a dimora nel Canavese viene prodotto l’Erbaluce. Regalare una dizione di questo tipo a territori che tradizionalmente non sono vocati alla produzione di Erbaluce, significherà automaticamente svalutare il nostro prodotto e il nostro territorio. Erbaluce di Caluso è anche il nome esatto della denominazione di origine: non ha senso regalare questo nome a nessuno perché solo noi abbiamo l’esclusiva per la produzione di questo vino che è uno dei più grandi bianchi d’Italia".

Mario Gnavi, produttore di Erbaluce, di Caluso, vice presidente della Cantina Produttori Erbaluce di Caluso e componente del cda della cantina sostiene: "Sono anni che la richiesta viene ripresentata. Questo tira e molla deve finire. Ritengo importante chiedere alla controparte interessata alla liberalizzazione di presentare dati e numeri oggettivi a sostegno di questa richiesta. Vogliamo sapere quali vantaggi porterebbe l’eventuale l’allargamento della zona di produzione dell’Erbaluce. E una cosa che ho sempre chiesto in tutti questi anni, ma sinora nessuno mi ha mai fornito spiegazioni in merito". Mario Gnavi aggiunge: "Per decidere avremo bisogno di una maggioranza qualificata. Se la proposta verrà approvata sarà concessa la possibilità di scrivere Erbaluce di Caluso sulle bottiglie di vino oggi prodotte nei territori di altri comuni del Canavese – oltre ai 36 che oggi fanno parte della Docg - che ora producono Canavese bianco, nei vigneti dei Comuni novaresi che ora producono Colline novaresi e ai territori vercellesi che oggi producono Coste della Sesia".

Davide Gamerro, produttore di Erbaluce, con le vigne a Caluso, afferma invece che "la proposta di allargamento riguarda superfici vitate dei colli novaresi che poco hanno a che fare con i territori vitati dell’Erbaluce di Caluso. L’allargamento inevitabilmente sminuirebbe il valore degli investimenti. La decisione rispetto alla richiesta di allargamento va presa nel più ampio e condiviso modo possibile".

Mauro Canale si trova a Piverone, afferma che "per decidere occorrerà riuscire a capire se l’apertura a nuovi produttori potrà portare o meno un ritorno positivo dell’attuale situazione di mercato. In questa zona abbiamo lavorato trent’anni per legare le produzioni vitivinicole al territorio. Sono quindi titubante rispetto al fatto che, ora, di punto in bianco, si vorrebbe allargare la zona di produzione di questo vitigno autoctono".

Conclude Sergio Barone, vice presidente di Coldiretti Torino, chiude così i commenti: "Coldiretti è a fianco dei produttori vitivinicoli locali in questo momento chiamati a difendere le loro produzioni. Invece di scegliere di ampliare i territori di produzione dell’Erbaluce meglio sarebbe lavorare per valorizzare l’Erbaluce di Caluso, preziosa e insostituibile risorsa per tutto il territorio Canavese".

a.g.

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