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Economia e lavoro | 23 agosto 2021, 18:14

Leonardo Torino, sul green pass in mensa le rsu sparano a zero: "Ricatto subdolo e immorale". Poi i vertici correggono la rotta

Nel giro di poche ore botta e risposta tra i rappresentanti in azienda e gli esponenti Fim e Fiom: "Ci dissociamo da quanto detto nel comunicato: parole frutto della tensione del periodo"

Sindacati in piazza

Botta e risposta nel mondo sindacale di Leonardo a Torino

Batti e ribatti nel mondo sindacale sul fronte del green pass all'interno delle mense aziendali. La cornice è la Leonardo di Torino, ma la novità assoluta è che la polemica non tocca (se non marginalmente) l'azienda: a discutere, anche animatamente, sono infatti gli stessi sindacati. Da una parte le rsu - autrici di un comunicato unitario di Fim, Fiom e Uilm decisamente acceso nella mattinata di oggi - e dall'altra i vertici delle sigle. In particolare Fim-Cisl, che da tempo è in prima linea in questo tipo di battaglia e che ha lanciato l'allarme prima di Ferragosto con il caso Hanon Systems di Campiglione Fenile, nel Pinerolese. Un dibattito che da locale è presto diventato nazionale (con tanto di richiesta di incontro da parte delle segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil con i ministri Speranza e Orlando), ma che come un boomerang è tornato a puntare su Torino. Le parole scelte e messe nero su bianco dalle rsu - ovvero i delegati eletti tra i lavoratori delle fabbriche, il primo anello di congiunzione tra operai e sindacati - sono difficili da fraintendere. "Il green pass non può e non deve essere uno strumento discriminatorio. È un ricatto, subdolo, immorale, ingannevole e soprattutto non rispettoso nei confronti dei diritti costituzionali e dei trattati Europei".

Parole che pesano come pietre

E ancora: "È il grimaldello con cui si vuole impedire l’accesso al luogo di lavoro a chi non è in possesso. È l'estorsione di cui sarai vittima al lavoro. È la discriminazione del collega con cui fino a ieri facevi la pausa caffè e andavi a pranzo, e soprattutto non è una legge a cui si deve sottostare. Il green pass potrebbe essere il principio di un meccanismo finalizzato al raggiungimento di altri obiettivi".

Parole e concetti pesanti, come pietre. Che arrivano peraltro da un settore - quello dell'aerospazio - che difficilmente viene infiammato dalla polemica sindacale. "Il green pass non rappresenta la sicurezza nei punti di ristoro lo dimostrano i tanti casi di contagi tra i vaccinati - dicono ancora le rsu -. È la degenerazione del concetto di sicurezza sanitaria. La vera sicurezza è quella che i sindacati e l’azienda hanno messo in atto con grande sforzo e impegno grazie ai protocolli applicati in tutti gli stabilimenti. Tutti noi vogliamo uscire da questa situazione difficile e non lo si potrà fare chiamandoci “Vax” o “No Vax” ma affrontando i problemi nella legalità Costituzionale e con le armi della solidarietà e soprattutto dell’umanità".

E infine dubbi, sia sulle competenze personali ("Nessuno di noi ha in mano le chiavi della conoscenza assoluta. Siamo stati massacrati da una informazione incompleta e contraddittoria"), sia su quella altri: "Il green pass scade dopo 9 mesi, cosa dovremo fare allora? (...) se il datore di lavoro non può verificare se un lavoratore è vaccinato o no riguardo all’attività lavorativa (spetta al medico del lavoro individuare una eventuale inidoneità alla mansione) a maggior ragione non può farlo per l'accesso alla mensa aziendale. (...) Chi fa i controlli? Il datore di lavoro non può perché solo il medico competente ha diritto di conoscere i dati sanitari e quindi neppure i delegati del datore di lavoro".

La conclusione è dunque una sola: "In attesa che vengano presi accordi seri tra le organizzazioni sindacali e il governo chiediamo all’azienda di evitare la richiesta del green pass o in alternativa fornire il ticket restaurant ai lavoratori che ne facciano richiesta al fine di limitare i danni da discriminazione. In ogni caso i lavoratori potranno sentirsi liberi di adire alle vie legali ai fini di un eventuale risarcimento dei danni morali e psicologici subiti da questa discriminazione". 

Acqua sul fuoco, Fim: "Prendiamo le distanze dal comunicato delle rsu"

Nel giro di poche ore, però, dai vertici sindacali è arrivata la correzione di rotta. In particolare da Fim Cisl, che fin da prima di Ferragosto ha preso a combattere la battaglia del green pass nelle mense aziendali. "Questa mattina è stato diramato un comunicato sindacale unitario fatto dalla RSU del sito Leonardo di Torino cui alcuni hanno dato volutamente un’interpretazione caricaturale”, dice Rocco Cutrì, responsabile settore aerospazio di Fim Cisl Torino e Canavese. "Come organizzazione, nel dissociarci da alcune dichiarazioni in esso contenute, non possiamo far altro che evidenziare di quanto questo sia frutto di manifeste tensioni generate nelle aziende che procurano un importante carico emotivo sui delegati sindacali in un momento in cui il rientro nei luoghi di lavoro è caratterizzato da molto caos sulla questione mense aziendali”.

E conclude: "Come Fim, da subito e per primi, abbiamo da tempo sollevato il problema, appellandoci a gran voce affinché si potesse aggiornare la normativa vigente sulla base dell’analisi dei contesti specifici evitando di equiparare i livelli di rischio dei luoghi aperti al pubblico con i luoghi di lavoro. Siamo e rimaniamo favorevoli al vaccino come al green pass ma, in attesa che il Governo faccia le proprie scelte non limitandosi ad una FAQ, ribadiamo la necessità di aggiornare i protocolli sulla sicurezza al fine di regolare gli accessi negli spazi comuni e la permanenza sui luoghi di lavoro. Ribadiamo con forza che proprio questi strumenti nei 18 mesi precedenti, per cui ad inizio pandemia, hanno consentito continuità alle attività produttive e sicurezza per i lavoratori".

Fiom: "Toni sbagliati, ma tensioni frutto di un Governo che non si assume responsabilità"

Sulla stessa linea anche Edi Lazzi, segretario provinciale della Fiom Cgil di Torino: "Non condividiamo i toni del comunicato né le espressioni dubitative circa la campagna vaccinale che, come noto, è condivisa e sostenuta dalla Fiom tra le lavoratrici e i lavoratori. Nessuno può mettere in dubbio l'impegno fondamentale dei metalmeccanici e del sindacato in questi 18 mesi di pandemia. Le tensioni di questi giorni sono prodotte da un atteggiamento equivoco del governo che non si assume responsabilità pensando di risolvere una questione così delicata con le faq sul sito. Siamo impegnati nella difesa della salute nelle aziende ma anche nella tutela dei diritti dei lavoratori".

 

Marsiaj (Industriali): "Non si temporeggia sulla salute delle persone e sull'attività"

Intanto, dal mondo industriale torinese ci si allinea ai concetti già espressi a livello nazionale e regionale: “La tutela della salute dei lavoratori e la prosecuzione dell’attività delle imprese sono priorità su cui non si può temporeggiare - dice il presidente dell'Unione Industriali di Torino, Giorgio Marsiaj -. Per questo condivido e sostengo la posizione del Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, sulla necessità di aggiornare i protocolli per le misure di contrasto al Covid sui luoghi di lavoro. Il Green Pass si sta confermando uno strumento efficace per uscire dall’emergenza: la sua applicazione nelle aziende abbatterebbe i rischi per la sicurezza dei nostri collaboratori, garantendo continuità al lavoro e salvaguardando la ripartenza". E aggiunge: "Oggi la campagna vaccinale procede bene e questo è un buon segnale, ma non possiamo restare fermi ad aspettare, rischiando di compromettere gli sforzi di quest’anno. In attesa che il Governo adotti una normativa chiara, dobbiamo tornare a quel tavolo e continuare a lavorare insieme, tracciando un percorso comune per garantire la prosecuzione delle attività produttive in sicurezza. È una nostra responsabilità nei confronti del Paese”.

 

Massimiliano Sciullo

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