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Cronaca | 15 luglio 2021, 21:25

San Giusto Canavese: la villa del boss Assisi intitolata a Marcella Di Levrano, vittima di mafia

La stabilimento è stato affidato alla cooperativa sociale Progest

San Giusto Canavese: la villa del boss Assisi intitolata a Marcella Di Levrano, vittima di mafia

Il momento dell'intitolazione

Da oggi, quella mega villa di lusso in strada vicinale Mosa, a San Giusto Canavese, non porta più il nome di Nicola Assisi, re del narcotraffico internazionale. Da oggi, giovedì 15 luglio, porta quello di Marcella Di Levrano, giovane donna vittima di mafia. 

Si è svolta infatti nel tardo pomeriggio, la cerimonia di intitolazione della casa, dallo scorso marzo in gestione alla cooperativa sociale Progest vincitrice del bando di Città Metropolitana di Torino. Presenti, i rappresentati del Comune, di Città Metropolitana, il parroco, ma anche Libera Piemonte e Marisa Fiorani, mamma di Marcella.

Dopo i lavori di ristrutturazione cominciati nel 2018 a seguito di un incendio doloso, sarà trasformata in un centro per lo svolgimento di attività a favore delle persone diversamente abili. 

La confisca dell'immobile è avvenuta il 16 marzo del 2018, dopo sette anni dal mandato del Tribunale di Torino, per mano di un gruppo composto da funzionari dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, della Prefettura e del Demanio, un amministratore giudiziario ed i carabinieri di Ivrea. Non trovarono nessuno, nonostante la villa del boss fosse ancora abitata da alcuni componenti della famiglia (come la moglie, Rosalia Falletta).

Villa Assisi era il "quartier generale" degli affari del narcos del Canavese. Lì, insieme ai figli, Patrik e Pasquale Michael, e con la complicità dei locali di Volpiano e Trezzano sul Naviglio, Nicola Assisi gestiva i suoi traffici per far arrivare la cocaina dal Sudamerica a Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, e poi al nord Italia.

Sempre lì, in strada vicinale Mosa, qualche anno fa, la Guardia di Finanza e la Direzione Distrettuale Antimafia di Torino hanno anche trovato parte del "tesoro" nascosto del boss: 3,9 milioni di euro e 26 rolex interrati nel giardino. 

La lunga storia di Nicola Assisi

La storia di Assisi è però molto più lunga. Fu arrestato per la prima volta nel 1997, quando gli uomini della Dia lo beccarono a Feletto, a pochi chilometri di distanza dalla sua abitazione, con un carico di 200 chili di cocaina. Gli costò una condanna a 14 e 4 mesi di reclusione, che non scontò mai. Quando la sentenza divenne definitiva, infatti, di Assisi s'erano già perse le tracce.

Nel 2014, venne arrestato a Lisbona, sotto il nome di Javier Varela. A tradire il boss, fu l'amore che nutriva per sua moglie e la sua voglia di rivederla. Organizzò una vacanza clandestina, ma gli uomini del Gico, Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza lo intercettarono appena atterrato dal Brasile con un volo della compagnia Tap Portugal.

Il Tribunale portoghese lo mise all’obbligo di firma, in attesa che la Corte si pronunciasse sulla validità del mandato di arresto europeo. Ma nel mentre, il boss sparì, di nuovo.

Nicola Assisi e suo figlio Patrick, anche lui latitante, sono stati arrestati l'8 luglio 2019, a Praia Grande (San Paolo), a seguito di un'operazione della polizia federale del Brasile coordinata dall'Italia.  

redazione

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