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Economia e lavoro | 04 maggio 2021, 10:35

Un anno e mezzo dopo la crisi pandemica, la Cina resta una delle opportunità più interessanti per l'export piemontese

Per ora la quota "pesa" per il 3,6% sul totale delle vendite oltre confine della nostra regione. Ma ora il grande Paese orientale è il primo partner per l'Europa e il suo Pil è rimbalzato come mai negli ultimi 30 anni

cargo con scritta export in bianco

Dopo la crisi legata all'esplosione della pandemia, la Cina resta una delle opportunità più promettenti per l'export piemotnese

"La Cina è uno dei pochi Paesi non ha visto calare la sua economia, ecco perché per le aziende piemontesi è fondamentale internazionalizzarsi verso di lei. E' importante riuscire a lavorare sul mercato cinese". Così Alessandro Battaglia, presidente Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti Confindustria Piemonte, riaccende i riflettori su un canale di rapporti commerciali con un'area del mondo finita suo malgrado sotto la lente d'ingrandimento, con lo scoppio della pandemia, ma che ora rappresenta una delle prospettive più interessanti.

Numeri promettenti, anche se in un clima incerto

 

Seppure in uno scenario internazionale ancora complicato, la Cina ha ripreso a correre: nel primo trimestre dell’anno ha messo a segno un rimbalzo positivo del Pil del 18,3% rispetto ai primi tre mesi del 2020, la crescita più elevata mai registrata nel Paese in 30 anni. Nel 2020 è stata l'unica grande economia a evitare la contrazione, registrando un incremento del Pil del 2,3%, e nel 2021 è vista in crescita dell'8,4%, secondo le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale.

Nel 2020 le esportazioni italiane verso la Cina sono state pari a 12,9 miliardi di euro e hanno dimostrato una maggiore resilienza rispetto alle esportazioni complessive (-0,6% vs. -9,7%), con livelli raddoppiati rispetto al 2008 (6,4 mld. di euro).

Il Piemonte è la terza regione italiana per export verso la Cina (1,46 miliardi di euro, preceduto da Lombardia ed Emilia-Romagna e seguito da Toscana e Veneto), con un peso sull’export totale regionale del 3,6% (particolarmente elevato se consideriamo che solo per Liguria e Lombardia la Cina ha un peso maggiore sul totale dell’export regionale). 

 

Il saldo commerciale degli scambi tra Piemonte e Cina è storicamente negativo (nel 2020 per 830 milioni di euro): le importazioni riguardano principalmente Meccanica, Elettronica, Metallurgia, Elettrotecnica, Tessile/ Abbigliamento, Prodotti in metallo, Chimica e Automotive. L’export piemontese verso la Cina ha toccato il massimo nel 2017 (2,3 miliardi di euro); dopo il calo del biennio 2018-2019, nel 2020 si è registrato un lieve aumento (+0,4%), grazie ad alcuni settori, come Chimica, Abbigliamento e Metallurgia che sono riusciti a incrementare le esportazioni rispetto al 2019 di oltre il 50%, mostrando un’ottima resilienza nonostante la congiuntura (fonte: elaborazione Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo su dati Istat).

Intesa Sanpaolo: "Un motore di crescita su cui puntare"

"La Cina, oggi, è un grande motore di crescita e le esportazioni verso la Cina nel primo trimestre del 2021 hanno registrato una crescita importante: è senza dubbio un Paese trainante", conferma Stefano Cappellari, direttore commerciale Imprese Piemonte Nord, Valle d’Aosta e Sardegna Intesa Sanpaolo. "Come banca, vogliamo essere sempre al fianco delle aziende del territorio, anche in questi processi".
E Riccardo Chiapello, direttore commerciale Imprese Piemonte Sud e Liguria Intesa Sanpaolo (frutto della riorganizzazione seguita alla fusione con Ubi Banca) aggiunge: "Ormai la Cina è il primo partner commerciale a livello europeo, avendo anche superato gli Stati Uniti e il futuro non potrà che essere in piena espansione. L'export piemontese pesa per il 3,6% verso la ina, una quota decisamente incrementabile".

"Per ora gli investimenti piemontesi in quest'area sono ancora limitati, soprattutto in alcune aree che invece hanno margini di sviluppo molto importanti - sottolinea Huang Yu, general manager della filiale di Shanghai di Intesa Sanpaolo -, ma la speranza è che con il passare del tempo la presenza delle aziende del vostro territorio possano rafforzarsi. Noi siamo aperti a dare il nostro supporto, soprattutto per quelle start up che diversamente avrebbero più difficoltà a trovare credito presso gli istituti bancari cinesi".

Massimiliano Sciullo

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