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Politica | 04 maggio 2020, 15:27

I sindacati della scuola: "Basta propaganda della Azzolina, ora si deve lavorare insieme a soluzioni efficaci"

I segretari nazionali di cinque importanti Sigle ipotizzano classi di 10-13 alunni in presenza e sicurezza, ritenendo necessari investimenti per almeno 5,5 miliardi di euro

I sindacati della scuola: "Basta propaganda della Azzolina, ora si deve lavorare insieme a soluzioni efficaci"

Nella tarda mattinata di oggi, i segretari generali di cinque importanti organizzazioni sindacali del mondo della scuola (FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unam) hanno preso parte a una conferenza stampa “virtuale” nell’ambito della quale sono stati toccati i principali temi che interessano il comparto, anche e soprattutto in prospettiva della “ripartenza” in programma a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico.

Molti i temi trattati, naturalmente esplicitati da ciascuno secondo il proprio specifico punto di vista, ma con sostanziale compattezza su alcuni punti, ovvero la bocciatura senza appello della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina (“La sua è una gestione autoreferenziale e inconcludente” secondo Francesco Sipololi - FLC CGIL“La esortiamo a fare meno propaganda ed iniziare a lavorare insieme per giungere al più presto a soluzioni concrete” ha affermato Rino Di Meglio - GILDA Unam), la richiesta di maggior attenzione per il problema dei precari (“Serve stabilità nell’organico, affinché i ragazzi ritrovino gli stessi docenti. Con la mobilità, questo continuerà ad essere difficile” secondo Elvira Serafini - SNALS Confsal, “Il precariato è una malattia burocratica che pone le persone in difficoltà” per Pino Turi - Uil Scuola) e la necessità di trovare soluzioni alternative alla didattica a distanza (“La scuola in presenza è la vera scuola, pertanto la didattica a distanza, certo utile in emergenza, non può essere la soluzione per il futuro” secondo Maddalena Gissi – CGIL Scuola senza trascurare il rischio, rimarcato da Pino Turi, che comporti “un aumento di divari e ingiustizie tra chi ha mezzi tecnici e spazi per usufruirne e chi no”)

CONCERTAZIONE E INVESTIMENTI

Servono pertanto, secondo le sigle sindacali, concertazione tra le parti e molto denaro. Quantificabile, secondo Elvira Serafini, in 5,5 miliardi di euro necessari solo per adeguare le strutture scolastiche esistenti, suddivisi in circa 3 miliardi per le scuole dell’infanzia e le Primarie e i rimanenti 2,5 per gli istituti di Secondo grado. Cui vanno poi sommati i soldi necessari per l’acquisto e il successivo smaltimento dei DPI, imprescindibili per garantire la sicurezza di insegnanti ed allievi. I sindacati ipotizzano classi composte da non più di 10-13 alunni ben distanziati tra loro, ma rigorosamente in presenza. Eventualmente andando a recuperare, ove possibile, edifici dismessi (tra cui molteplici piccole scuole) di proprietà comunale o provinciale. Luoghi per i quali, naturalmente, si renderebbe necessario investire ulteriori fondi per la messa in sicurezza.

Fondamentale, secondo le sigle sindacali, la concertazione delle decisioni tra ministero e sigle sindacali perché, come ha sottolineato Maddalena Gissi “Possiamo anche immaginare la macchina del futuro che supera la barriera del suono, ma dobbiamo evitare di trovarci nella situazione di dover portare in ospedale tutti gli autisti prima che questa si realizzi”. Tutti i segretari hanno poi rimarcato il proprio disappunto per la mancanza di dialogo riscontrata con il ministero. “Prima si annunciano le decisioni attraverso Facebook e interviste e solo dopo si chiamano a un tavolo di confronto le sigle sindacali che conoscono realmente il mondo della scuola – ha denunciato Elvira Serafini –. Purtroppo siamo visti come una parte ‘contro’, ma in realtà noi vogliamo collaborare e portare al tavolo le proposte serie per il mondo della scuola. Non diciamo dei no a prescindere. Noi vogliamo serietà dalla ministra, capire cosa intende realmente fare e poter interagire in modo propositivo. La scuola brucia, ma il ministero anziché buttare acqua continua a buttare fuoco, ogni giorno”.

“Ad oggi – è intervenuto Pino Turi – abbiamo di fronte un ministro che non ha ancora nessun piano tangibile, tolta l’esclusione dai tavoli delle parti sindacali. In tutti i settori vi sono stati confronti, tranne nel mondo della scuola. Un approccio totalmente burocratico che non può portare da nessuna parte. La scuola ha dato una risposta immediata all’emergenza, ma bisogna lavorare per uscirne: il ministro non ha alcuna visione. Serve una inversione a U per porre rimedio a tutti gli errori fatti in questi anni come classi sempre più numerose e riduzione degli Istituti. Servono spazi diversificati, più aule e più lavoratori, oltre a una miglior organizzazione degli orari. Il personale docente è abituato ad essere resiliente, mentre ci preoccupa l’approccio burocratico, anche all’emergenza, tramite circolari”.

“E’ arrivato il momento di riprenderci la parola ed esprimere dissenso rispetto a una conduzione che non è più accettabile – ha aggiunto Sinopoli – Servono posti stabili già a settembre, evitiamo discussioni ideologiche sul merito ma guardiamo alle priorità. E’ un’occasione storica per rivedere le scelte sbagliate degli ultimi anni ed è giusto che la scuola partecipi alle scelte che la riguardano”.

 

INVESTIMENTI STRAORDINARI E DIMOSTRAZIONE DI SAGGEZZA

Decisioni che, secondo Rino Di Meglio, non sono neppure ancora state discusse: “Dall’inizio dell’emergenza, tutte le aziende che hanno voluto riprendere a lavorare hanno fatto investimenti per ripartire, mentre per la scuola non è stato fatto alcun passo. Al netto della sovraesposizione mediatica della ministra, ho l’impressione che qualcuno pensi che la scuola sia una macchina della quale basta premere un bottone per mandarla avanti. Pensiamo alla difficoltà del distanziamento sociale applicato ai bambini piccoli, per cui è assolutamente normale interagire e non lo si può certo risolvere con comparsate televisive. Servono investimenti straordinari e saggezza”.

Finalizzate anche a porre rimedio a anni di errori che hanno portato la scuola italiana a com’è oggi, al netto della situazione emergenziale collegata alla pandemia: “Se anche solo tornassimo al tempo-scuola antecedente ai tagli della gestione Gelmini-Tremonti, saremmo già un passo avanti rispetto alla situazione attuale – ha sostenuto ancora Sinopoli – . Investire nella scuola un punto di PIL è una proposta credibile e seria e vedrebbe l’Italia guardare anche oltre l’emergenza, valorizzando scuola e sanità. Dobbiamo immaginare una scuola diversa, partendo da una priorità altra rispetto agli aspetti economici e finanziari”.

Pur non arrivando a richiedere le dimissioni della ministra (“Non credo sia questo il momento per parlarne”, ha affermato Rino di Meglio), i sindacati chiedono al premier Conte di prendere in mano la situazione, magari affidando la complessa gestione dell’emergenza a un commissario“Una figura superpartes, non inserita nel sistema ministeriale – ha ipotizzato Maddalena Gissi – Qualcuno che possa agire in fretta nel rispetto delle relazioni sindacali e disponendo dei necessari fondi”. Anche per evitare, ha aggiunto sempre la Gissi che “In una situazione delicata come quella che dobbiamo affrontare, si corre il rischio finiscano per pagarne le conseguenze le persone con grave disagio sociale e le donne, che rischiano di venir costrette a fare ancora una volta un passo indietro occupazionale per riuscire a gestire i figli in assenza dell’istituzione scolastica”.

Tirando le somme, i sindacati rimarcano gravissime preoccupazioni e perplessità, che verranno espresse alla stessa ministra nel corso dell’incontro – il terzo da quando siede al dicastero dell’Istruzione – in programma giovedì 7 maggio. Confronto cui faranno seguito, nella data del 13 maggio, assemblee in programma su tutto il territorio nazionale per dimostrare che “il sindacato è la scuola, cuore pulsante delle istituzioni scolastiche”.

Gabriele Massaro

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