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Economia e lavoro | 13 febbraio 2020, 13:10

Le bollette, le telefonate delle banche per i mutui, la spesa fatta dagli amici: ecco le vere facce della Vertenza Torino [FOTO e VIDEO]

Accanto a i numeri e alle definizioni ci sono persone e famiglie che soffrono le crisi industriali. Sono i loro racconti ad aver aperto la 48 ore che i sindacati Fim, Fiom e Uilm passeranno in piazza Castello, notte compresa. "Non c'è vergogna, ma rabbia. Chiediamo di lavorare, nulla di più. Questa situazione non l'abbiamo creata noi"

Le bollette, le telefonate delle banche per i mutui, la spesa fatta dagli amici: ecco le vere facce della Vertenza Torino [FOTO e VIDEO]

La Vertenza Torino ha tanti volti: sono le persone scese in piazza a raccontare la "loro" crisi, che è quella dell'azienda presso cui si lavora, ma anche personale, vissuta giorno dopo giorno e al di là dei numeri. Tra telefonate delle banche per le rate dei mutui da pagare, famiglie monoreddito che cercano di arrivare a fine mese e la spesa che viene fatta a fine settimana solo con l'aiuto di amici e parenti. 

È iniziata così, questa mattina in piazza Castello, la prima delle due giornate che fino a domani cercheranno di portare agli occhi anche dei più distratti le tante situazioni di difficoltà che la recessione porta con sé. E che spesso non trovano conforto negli impegni di politica e istituzioni.

(video e montaggio, Andrea Parisotto)

Embraco, Lear, Martor, Comital-Lamalu e tante altre ancora. Sono queste le etichette che il racconto di tutti i giorni appiccica alle vertenze. Ma il filo conduttore è uno solo: "Non chiediamo nulla di speciale, vogliamo lavorare e che ci venga restituita la nostra dignità. Non c'è vergogna, ma rabbia: siamo in una brutta situazione senza averne alcuna responsabilità", è la sintesi che fa Matteo, operaio Lear, azienda dell'indotto auto che negli ultimi tempi ha visto crollate le commesse, compresa quella dei sedili per la 500 elettrica.

Anche Domenico lavora in Lear e confida: "A fine marzo con il termine della cassa integrazione ci avranno tolto tutto. E senza lavoro saremo solo l'inizio di una crisi enorme, se non si farà qualcosa. Oggi sono qui con la tuta dell'azienda, ma ormai mi vedono talmente spesso a casa che pensano che io sia già in pensione. E in effetti sono tre settimane che non rientro in fabbrica".

Embraco (oggi Ventures e domani chissà, in attesa delle mosse di Whirlpool e Invitalia) è una delle vertenze più note e raccontate. "Ci hanno preso in giro tante volte - ammette Mario -, centinaia di persone che giravano a vuoto, dipingendo una parete di blu per poi sentirsi dire dalla proprietà che dovevamo rifarla arancione. A luglio finirà la cassa integrazione e noi non chiediamo niente più che il lavoro, ma a volte la politica sembra aiutare chi ci ha trattato così, invece che noi".

Un'altra ferita aperta dell'automotive è quella della Martor, come racconta Fabio: "Siamo in solidarietà dal 2018 e adesso pare non vogliano rinnovarla. In questi mesi difficili ho visto tra i miei colleghi la voglia di lottare, anche durante le Feste di Natale, anche durante le notti, con una forza incredibile soprattutto nelle donne. Noi non molliamo".

Licenziamenti ritirati, di recente, alla Mahle (tra La Loggia e Saluzzo), ma la paura non è dimenticata. "Con la scusa dei motori diesel, un'azienda come la nostra che non era in crisi improvvisamente ci ha gettato nella precarietà. Una tegola improvvisa - dice Felice - e sono tante le famiglie monoreddito tra di noi, oppure marito e moglie che lavorano insieme. Persone che hanno fatto progetti o addirittura comprato casa a La Loggia".

Comital Lamalu, a Volpiano, è un'altra vertenza che è stata in copertina a lungo. Dal fallimento alla nuova proprietà cinese, che però ha imposto di riassumere solo 60 dei 120 lavoratori. "Una roulette russa - dice Francesco - nella speranza di essere richiamato. Uno sì, uno no. È terribile. Dov'è lo Stato, perché si permette tutto questo? Dobbiamo essere uniti, perché in tutti questo anni le difficoltà ci hanno diviso. Basta con passeggiate sterili".

Altre facce, altre crisi. Come Avionitaly Moreggia, le due aziende di Collegno che hanno svelato la faccia sofferente di un comparto da sempre raccontato come invincibile: l'aerospazio. "Lo pensavamo anche noi - ammette Rosario - e quando abbiamo saputo delle difficoltà siamo caduti dalla sedia. E adesso con gli stipendi arretrati arrivano le telefonate dalle banche per le rate dei mutui o dell'auto. Per fortuna si riesce a fare la spesa con l'aiuto di amici e parenti. Ma la situazione sta rapidamente sfociando nel dramma".

Di divisioni racconta anche Emanuela, che vive da dentro le difficoltà di Olisistem, a Settimo. "Con alcuni colleghi, ora che ci hanno diviso nello spezzatino delle committenze, ci vediamo solo fuori dalla fabbrica. Ma a parte la vicinanza o meno, sono i diritti che sono cambiati, c'è chi ha dovuto licenziarsi per essere riassunto perdendo ogni diritto acquisito o di anzianità".

Ci sono poi situazioni a loro modo uniche, come quella di Claudio, CSP innovazione. "Qui siamo tutti ingegneri: più che produrre pezzi, creiamo competenze e conoscenze. Eppure anche noi ci siamo ritrovati in una situazione di totale incertezza: siamo un gruppo di lavoro, ogni passaggio e funzione e concatenata alle altre. Così si rischia di perdere tutto".

E tra i tanti stabilimenti colpiti a fondo dalla crisi, a Torino come in Piemonte, non poteva mancare FCA, Mirafiori: la ex mamma Fiat che oggi conosce numeri minimi rispetto al passato. "Quando sono entrato alle Presse - ricorda Beppe - eravamo 3000, ora siamo circa 500. Si vive aspettando i turni che vengono consegnati dal responsabile, sperando di poter lavorare un giorno in più la settimana seguente". "Ma c'è anche un problema generazionale: a me hanno insegnato a lavorare qui dentro, quando sono entrato. Intorno a noi ora c'è il deserto? A chi insegneremo? A chi passeremo il testimone?".

Massimiliano Sciullo

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