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Viabilità e trasporti | 17 gennaio 2020, 10:23

Semaforo viola, artigiani e commercianti: "L'emergenza è evidente, ma non riguarda solo le auto"

Da Confesercenti ad Ascom, da Confartigianato a Cna: "Cosa di sta facendo di strutturale? E' chiaro che influiscano anche i riscaldamenti"

Semaforo viola, artigiani e commercianti: "L'emergenza è evidente, ma non riguarda solo le auto"

Da un lato l'evidenza di un'aria che fatica a farsi respirare, dall'altro necessità che non si possono comprimere, professionali e non solo. Si muovono all'interno di questi confini i ragionamenti che - alla luce viola del semaforo che è appena scattato sulla città di Torino - artigiani e commercianti stanno conducendo in una situazione di allarme per lo smog.

"E' ovvio che di fronte a un'emergenza si deve intervenire - dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti  - ma mi domando cosa si stia facendo di strutturale per evitare che la stessa emergenza si possa ripresentare". "Al momento - - prosegue - occuparsi di monopattini o piste ciclabili vuol dire dedicarsi a una mobilità alternativa, ma elitaria. Per motivi di età, ma anche di lunghezza degli spostamenti o necessità di carico, il pubblico interessato è per forza limitato".

E dove l'intervento è per sua natura strutturale, le cose non vanno come sperato. "Pensiamo alla fermata Bengasi della metro - dice ancora Banchieri -: sono dieci anni che si lavora per fare 3 o 4 fermate. Di cosa stiamo parlando? E ancora, senza la certezza sull'uso che si può fare dei veicoli, la gente non è di certo incentivata a sostituirli, visto che si tratta di un investimento importante".

Stessa lunghezza d'onda anche per Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia: "La salute è sempre la prima cosa e in questi giorni si sente l'aria pesante. Ma non è soltanto un problema di automobili. Le auto si usano tutto l'anno, ma l'emergenza si presenta soltanto d'inverno, con particolari condizioni meteo nella pressione dell'aria e con i riscaldamenti accesi".
"Poi - prosegue - è chiaro che si fa quel che si può e non è pensabile chiedere alla gente di rimanere al freddo. Ma di certo non è soltanto colpa delle automobili".

E tra chi usa l'auto per lavoro, ci sono senza dubbio gli artigiani. "Abbiamo problemi di tutti i tipi - ammette Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino - a cominciare dai lavori che non possiamo consegnare ai clienti e a intere attività che sono bloccate. Un problema economico, oltre che organizzativo".
E che il tema riguardi entrate e uscite, dicono da Confartigianato, lo confermano anche le voci raccolte tra gli associati: "In tanti - racconta De Santis - lamentano il fatto che a fronte di incassi inferiori alla norma, le tasse da pagare alle varie amministrazioni non cambiano".
E il fatto che la discussione si stia finalmente ampliando anche ai riscaldamenti, soprattutto nelle case più vecchie della città, è una magra consolazione: "Lo dico da anni, finalmente la verità sta venendo fuori. Ma l'emergenza rimane, se non si pensa di intervenire".

E Paolo Alberti, segretario di Cna Torino aggiunge: "Se si vuole davvero tutelare l’ambiente e la salute pubblica servono misure strutturali di lungo periodo. I blocchi alla circolazione, come tutte le misure estemporanee non portano risultati concreti per quanto concerne il miglioramento della qualità dell’aria e causano solo danni economici alle imprese, ai commercianti e agli artigiani di cui il sistema – già in forte sofferenza – non ha bisogno". "Occorre lavorare 365 giorni all’anno per prevenire i danni all’ambiente - aggiunge -. Occorre favorire il ricambio dei mezzi più inquinanti con misure di incentivo e il settore pubblico dovrebbe iniziare a dare il buon esempio ai cittadini, sostituendo i bus in circolazione che in non pochi casi hanno un’anzianità di servizio superiore ai 20 anni". E sul riscaldamento domestico, anche da Cna ribadiscono come si continui a sottovalutarne l'impatto: "Si deve procedere a una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica durante tutto l’anno per favorire la sostituzione delle vecchie caldaie ma soprattutto per far effettuare i controlli periodici già previsti per legge".

Massimiliano Sciullo

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