Mentre il livello del Po torna a preoccupare e l'ennesima ondata di calore mette sotto pressione il sistema idrico piemontese, i Radicali riportano alla luce una vicenda che chiamano in causa direttamente la Regione Piemonte. Tre anni fa avevano presentato una petizione popolare con una serie di proposte per affrontare siccità, consumi e gestione delle risorse idriche. Da allora, denunciano, nessuna risposta è mai arrivata.
Una questione che oggi, alla luce delle temperature record e delle difficoltà che interessano fiumi, agricoltura e approvvigionamento idrico, torna prepotentemente in auge.
La petizione dimenticata
La petizione era stata depositata il 22 marzo 2023 da militanti e dirigenti radicali piemontesi, utilizzando gli strumenti di partecipazione previsti dallo Statuto regionale. L'obiettivo era aprire un confronto sul governo dell'acqua e proporre una strategia di lungo periodo per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
Secondo i promotori, però, la procedura si sarebbe fermata subito dopo la presentazione. Nessuna convocazione, nessuna audizione e nessun confronto con i proponenti. Una situazione che oggi viene definita "incomprensibile" alla luce dell'aggravarsi delle criticità idriche.
L'accusa: "Si continua a rincorrere le emergenze"
Per Igor Boni, presidente di Europa Radicale, e Samuele Moccia, coordinatore dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, il Piemonte continua a gestire il problema esclusivamente in chiave emergenziale.
Nel mirino finiscono soprattutto i consumi agricoli. I Radicali sottolineano come il settore rappresenti il principale utilizzatore di acqua e chiedono un profondo ripensamento delle tecniche irrigue, con il progressivo superamento dei sistemi a sommersione e scorrimento a favore di soluzioni più efficienti e meno impattanti.
Secondo i promotori, tecnologie come l'irrigazione a goccia, quella a pivot o la fertirrigazione localizzata sono ormai diffuse da anni in molti Paesi e potrebbero consentire una significativa riduzione dei consumi.
"Ripensare le colture più idroesigenti"
Tra le proposte avanzate figura anche "una revisione dell'estensione delle colture considerate più esigenti dal punto di vista idrico, come riso e mais". L'idea è quella di concentrare queste produzioni esclusivamente nelle aree più adatte dal punto di vista idrogeologico e favorire, dove possibile, coltivazioni meno dipendenti dall'acqua.
Chiesta, inoltre, l'istituzione di una task force regionale dedicata all'emergenza idrica, con il compito di trasformare rapidamente le proposte contenute nella petizione in azioni operative.











