Un osservatorio privilegiato non solo sui prodotti, ma sulle trasformazioni culturali ed economiche che stanno ridefinendo il settore agroalimentare.
Tra i corridoi della NürnbergMesse si respira una dimensione globale: Nord Europa, Asia, America Latina, Mediterraneo. Il biologico non è più soltanto una certificazione, ma un linguaggio comune che assume forme diverse a seconda dei contesti produttivi e dei mercati di riferimento.
Un biologico sempre più internazionale e identitario
Snack vegetali innovativi, fermentazioni, bakery tradizionale tedesca, spezie, salse, chips air popped, packaging sostenibili e progetti di filiera integrata: l’edizione 2026 ha mostrato un settore dinamico, attento al design e alla comunicazione, capace di coniugare sostenibilità e posizionamento strategico.
Particolarmente evidente è la capacità di alcune aziende estere di valorizzare verticalità produttiva e private label, con strutture scalabili e modelli industriali consolidati. Un elemento che rappresenta uno stimolo importante anche per le imprese italiane, chiamate a rafforzare dimensione e visione internazionale senza perdere identità territoriale.
La Germania si conferma uno dei Paesi europei che investe maggiormente nel biologico, sia in termini di consumo che di cultura alimentare. BIOFACH diventa così luogo di confronto reale: buyer, retailer, produttori, operatori horeca e stakeholder si incontrano non solo per presentare novità, ma per leggere insieme i segnali di mercato.
La partecipazione torinese
Tra i professionisti presenti anche la torinese Simona Riccio, digital strategist specializzata nel settore agroalimentare e fondatrice del format Parla Con Me®, che ha seguito la manifestazione in qualità di Digital Content Creator per BIOFACH, oltre che nel suo ruolo professionale di consulente in comunicazione digitale per il comparto agroalimentare.
«BIOFACH non è solo una fiera da visitare – spiega Riccio – ma un laboratorio internazionale dove osservare comportamenti di consumo, strategie di comunicazione e modelli di filiera. È qui che si comprende davvero dove sta andando il biologico globale».

La partecipazione ha permesso di analizzare da vicino non soltanto i prodotti, ma l’evoluzione narrativa del settore: packaging sempre più identitari, storytelling visivo, attenzione ai nuovi target generazionali e crescente integrazione tra sostenibilità ambientale e valore di marca.
Un viaggio che diventa osservazione
Il rientro in Italia, segnato dallo sciopero Lufthansa e dalla necessità di riorganizzare il viaggio via treno ICE, si è trasformato in un’ulteriore occasione di osservazione. Attraversare la Germania su rotaia ha offerto uno spaccato concreto del contesto produttivo: campi ordinati, infrastrutture efficienti, pale eoliche diffuse, un sistema che integra agricoltura, industria e transizione energetica.
Un dettaglio che aiuta a comprendere come il biologico tedesco si inserisca in un ecosistema strutturato e coerente, dove sostenibilità e organizzazione industriale procedono insieme.
I segnali per l’Italia
Da Norimberga emergono alcuni messaggi chiari:
il biologico cresce quando diventa cultura, non solo prodotto;
la scalabilità delle filiere è un fattore competitivo decisivo;
comunicazione e design sono strumenti strategici, non accessori;
l’internazionalizzazione richiede strutture solide e visione di lungo periodo.
Per le aziende italiane il confronto internazionale rappresenta un’opportunità, ma anche una sfida: valorizzare l’eccellenza territoriale integrandola in un mercato sempre più globale.
BIOFACH si chiude, ma i temi restano aperti. E il biologico, oggi più che mai, si conferma una questione mondiale.












