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Cronaca | 07 aprile 2024, 18:00

Dal 2020 oltre 4600 morti sul lavoro, una strage infinita. In Piemonte numeri in calo (nonostante Brandizzo e via Genova)

Il settore delle costruzioni quello in cui si conta il maggior numero di decessi. Gli over 65 la categoria più a rischio assieme ai giovanissimi e stranieri

Dal 2020 oltre 4600 morti sul lavoro, una strage infinita. In Piemonte numeri in calo (nonostante Brandizzo e via Genova)

Tante, troppe vittime sul lavoro ogni anno. Una triste e costante emergenza nel nostro Paese che l’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega di Mestre ha voluto analizzare nel dettaglio, esplorando ed elaborando i dati degli infortuni mortali e non mortali avvenuti negli ultimi quattro anni in Italia.

Oltre 4600 vittime negli ultimi quattro anni

Il primo risultato è già un violento tuffo nell’emergenza. Perché sono 4.622 le vittime sul lavoro da gennaio 2020 a dicembre 2023. Ciò significa oltre 1.150 decessi all’anno: 1.004 in itinere e 3.618 in occasione di lavoro. "Ed è quest’ultimo il dato più preoccupante, perché è quello che definisce la qualità della quotidianità lavorativa degli italiani", sottolinea Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio, sulla base dell’ultima indagine realizzata dal proprio team di esperti.

In Piemonte la media annua scesa da 60 a 34 vittime

Sono Umbria, Basilicata e Campania le regioni più pericolose in cui lavorare. L’incidenza di mortalità rilevata nel quadriennio, infatti, posiziona le regioni in zona rossa per tre anni su quattro. Mentre è la Toscana a far emergere il risultato migliore con tre anni in zona bianca, ovvero con incidenze di mortalità sul lavoro ben inferiori rispetto alla media del Paese. Seguita da Friuli-Venezia Giulia e Lazio per due anni in zona bianca.

Il Piemonte, dopo un 2020 da zona rossa, con una mortalità media annua superiore alle 60 vittime, si colloca in zona gialla, con valori in costante discesa, anche se più di 34 morti di media nello scorso anno restano comunque numeri pesanti. Specie se poi tornano in mentre tragedie come quella di Brandizzo e prima ancora via Genova.

Più in generale osserviamo nella cronologia della mappatura come le regioni con la più elevata popolazione lavorativa facciano registrare incidenze di mortalità uguali o addirittura inferiori alla media nazionale. È il caso appunto del Lazio, ma anche della Lombardia e del Veneto, sul podio per numero di occupati, ma mai sul podio per incidenze di mortalità.

Il settore delle costruzioni maglia nera

Osservare l’andamento infortunistico per settore significa ripercorrere un quadriennio molto complesso per la salute e per l’economia del nostro Paese. Nel caso di denunce di infortunio con esito mortale, a fine 2023 sono le Costruzioni a far registrare il maggior numero di infortuni mortali (150). Sono sempre le Costruzioni a detenere il triste primato di morti in occasione di lavoro lungo tutto il quadriennio considerato (522 decessi), seguite dalle Attività manifatturiere (459) e dai Trasporti e Magazzinaggio (435 vittime).

Nel 2020, anno della pandemia del Covid, le Attività Manifatturiere e la Sanità riscontrano un picco se confrontati con il 2022 e il 2023.Nel 2023 è il settore delle Attività Manifatturiere quello che registra il valore maggiore di denunce di infortunio, sebbene su valori inferiori al 2020, seguito da Sanità, Costruzioni e Trasporti.

A rischio over 65, giovanissimi e stranieri

Oltre alla definizione del livello di sicurezza per ciascuna regione, l’Osservatorio individua nel corso del quadriennio 2020 - 2023 l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età. E lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità. Un dato, quest’ultimo, che continua ad essere sempre più preoccupante tra i lavoratori anziani; proprio nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni l’incidenza nei quattro anni va da un minimo di 96 morti per milione di occupati relativo al 2022 ad un massimo di 188 nel 2020, seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (da 61 a 96).

Ma c’è un altro dato molto significativo e altrettanto scoraggiante: quello che riguarda i giovanissimi lavoratori e che, purtroppo, si ripete anno dopo anno; ovvero l’elevata incidenza di mortalità tra i 15 e i 24 anni. Il rischio di morire sul lavoro per loro, che nel quadriennio considerato va da 23 morti per milione di occupati a 28, è ben superiore rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (da 13 a 16 infortuni mortali ogni milione di occupati).

E, insieme a loro, anche i lavoratori stranieri: nell’ultimo biennio considerato dall’Osservatorio Vega Engineering è diventato addirittura più che doppio.

redazione

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