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Economia e lavoro | 23 gennaio 2023, 13:33

Intel e Italvolt, due fantasmi si aggirano per la provincia di Torino: "Rischiamo di perdere 10mila posti di lavoro"

La Fim Cisl teme il potere attrattivo del piano stanziato da Biden negli Usa e il destino della gigafactory "gemella" Britishvolt, in amministrazione controllata, rispetto ai piani per Scarmagno. Provenzano: "Effetto che sarebbe drammatico"

progetto Italvolt

Ci sono timori all'orizzonte per i progetti legati a Intel e Italvolt

Da una parte le sirene statunitensi, dall'altra le difficoltà in terra britannica. Il territorio di Torino e provincia osserva con una certa preoccupazioni due dinamiche che sono distanti soltanto come geografia, ma i cui effetti sono decisamente più vicini.

La partita di Intel (e la minaccia Usa)

A farsi portavoce di questi timori è la Fim Cisl, che individua in Intel e Italvolt le due partite che il tessuto produttivo nostrano rischia di perdere malamente. Nel primo caso, infatti (complice il forum di Davos) è emersa la possibilità che sui progetti di Intel possano influire i fondi messi in campo dal presidente Usa, Joe Biden: 360 miliardi di euro per la transizione ecologica e tecnologica che arriveranno direttamente alle aziende (a differenza del Pnrr). E così, se da un lato i vertici di Intel hanno confermato le intenzioni sul progetto da circa 80 miliardi di investimenti in Europa (con l'Italia e il Piemonte in corsa per quanto riguarda il packaging dei microchip), dall'altro il timore è che ci possano essere ripensamenti in un futuro più o meno immediato. 

A rischio, quindi, ci sarebbero una commessa da circa 11 miliardi di euro e oltre 5.000 posti di lavoro, compreso l’indotto (ammesso che il duello tutto italiano non venga vinto dal Veneto, nel caso).

Gli scricchiolii nel mondo Gigafactory

E poi c'è la partita gigafactory: da sempre tema sensibile da queste parti (brucia ancora la ferita della decisione di Stellantis di investire a Termoli, invece che a Mirafiori). Questa volta le notizie più preoccupanti sono legate al destino di Britishvolt, finita in amministrazione controllata: un destino sinistro che preoccupa "la sorella gemella svedese Italvolt a Scarmagno. Un investimento di una Gigafactory di batterie per l’auto nei terreni della ex Olivetti che dovrebbe occupare circa 4-5 mila addetti nel progetto iniziale, ma che ad oggi non ha visto alcun inizio. Se il progetto inglese è di fatto fallito, vi è il grande dubbio che quello italiano non parta neanche", dicono da Fim Cisl.

"Si rischia di perdere diecimila nuovi posti di lavoro"

Riteniamo che quello che si sta delineando per il Piemonte, in particolare per l’area torinese sia estremamente preoccupante, l’investimento di Intel e di Italvolt sono fondamentali per superare il momento di difficoltà del settore auto e per gestire eventuali esuberi che temiamo possano esserci con la fine della produzione del motore endotermico previsto per il 2035 - dice Davide Provenzano, segretario di Fim Cisl Torino e Canavese -. Perdere potenzialmente 10.000 nuovi posti di lavoro per la nostra industria sarebbe drammatico, il settore Automotive con tutto il suo indotto ha bisogno di un polmone occupazionale, che con la dovuta riqualificazione di competenze degli addetti, possa superare questi anni cosi incerti”.

Massimiliano Sciullo

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