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Economia e lavoro | 16 agosto 2022, 16:30

Confartigianato Torino lancia l'allarme: "Con +55% dei costi energetici, il settore alimentare lavora in perdita per non chiudere"

Il presidente Dino De Santis: "Molte piccole aziende sull'orlo del baratro"

foto di repertorio

Confartigianato Torino lancia l'allarme: "Il settore alimentare lavora in perdita per non chiudere"

Gli oltre 6.500 laboratori artigiani piemontesi, che occupano circa 25mila addetti (alimentari vari, birrifici, caseari, cioccolatieri, gelatieri e pasticceri, lavorazione carni, molitori, panificatori, pastai e ristorazione) lanciano l’allarme: se va avanti così si rischia la chiusura.

De Santis: "Costi energetici insostenibili"

Molti i fattori che preoccupano la filiera del food - denuncia Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino - Quello che crea più angoscia, in questo momento è sicuramente il rincaro del costo dell’energia: elettricità e gas. Dopo una crescita, da inizio anno che ha già più che raddoppiato i nostri costi, nel solo mese di luglio le nostre analisi nazionali stimano un ulteriore aumento del 55%: una cosa mai vista prima”.

Le attuali quotazioni dei prezzi alla borsa elettrica preannunciano, infatti, un forte incremento della bolletta elettrica nel mese di competenza luglio rispetto al mese precedente. Per dare un ordine di grandezza, se prendiamo ad esempio un'azienda che consuma circa 10.000 kWh in un mese, se sulla competenza di giugno (fattura ricevuta a metà/fine luglio) ha sostenuto un costo di 2.700 euro come spesa pura di vendita (senza comprendere le perdite di rete, il dispacciamento, le spese di trasporto, le spese per oneri, e le imposte), sui medesimi consumi è presumibile che a luglio (fattura che riceverà a metà/fine agosto) andrà a spendere 4.200-4.300 euro.

"Le piccole aziende lavorano in perdita per non chiudere"

A questo, ovviamente - prosegue De Santisva aggiunto, ed è sotto gli occhi di tutti, un aumento continuo dei prezzi delle materie prime: farina (+85%), burro (80%), olio girasole (40%), marmellate e cioccolato (+20%). Cosa comporta tutto ciò? La difficoltà a mantenere gli attuali livelli occupazionali e a mantenere in vita le imprese. Non si possono infatti scaricare tutti questi aumenti sul prezzo del prodotto finito. Che sia pane, pasta, dolciumi ma anche salumi, formaggi, conserve, birra etc. oramai le nostre imprese lavorano in perdita per mantenere il rapporto con i clienti”.

Ci sono centinaia di imprese a rischio chiusura, la situazione è grave e all’orizzonte c’è un autunno davvero difficile - continua De Santis - L’intera filiera alimentare artigiana regionale -che per inciso dà lavoro a quasi 25 mila persone- è ad un passo dal baratro”.

Centinaia di imprese sull'orlo del baratro

Un vero peccato - sottolinea De Santis - perché il settore dell’alimentazione artigianale stava uscendo in qualche modo bene dalla crisi del Covid nel senso che la clientela stava dimostrando attenzione all’importanza di consumare alimenti locali, di qualità, fatti con materie prime garantite, made in Italy, certificate”.

Il rischio poi è che a partire dai prodotti alimentari si crei un effetto domino che scateni ulteriormente l’inflazione. “Per ora, al banco ci possono essere sì dei rincari, ma sono lievi e siamo convinti che non si rinuncerà al prodotto di qualità artigiana – continua De Santis – ma quanto sarà disposto a pagare il cliente medio? Serve un intervento sull’intera filiera, altrimenti fra poco sopravviverà solo la grande distribuzione”.

"Servono ristori immediati per il caro bollette"

"Serve una duplice azione - conclude De Santis -  Primo bisogna proseguire e, se possibile, aumentare i ristori per le bollette, rendendole meno pesanti sulle nostre aziende. Secondo confidiamo nel DL Aiuti che, come anticipato dal Ministro Brunetta, potrebbe contenere l’azzeramento del 4% di Iva che grava sui nostri prodotti”.

redazione

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