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Politica | 23 dicembre 2021, 20:00

Cirio: "Per il Piemonte mi auguravo un Natale diverso, ma non dobbiamo abbatterci: ce la faremo"

Il governatore della Regione analizza i dati "di quella che è la quarta ondata, ma i vaccini stanno funzionando. Noi siamo pronti a ripartire con i fondi del Pnrr, anche per giovani e montagna. Siamo unici al mondo"

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio

Lotta al Covid, ma non solo: oltre alla zona gialla, la fine del 2021 porta un tempo di riflessione per Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, anche su altri temi. Dai progetti del Pnrr al rilancio della montagna, passando dall'occupazione giovanile e il posizionamento del territorio a livello globale.

Piemonte in zona gialla, cosa vuol dire per i cittadini questo livello di maggiore allerta?
"Seguiamo dopo altre regioni d'Italia il destino di chi vede l'aumento dei contagi, dei positivi, come già per Veneto, Trentino ed Emilia. Avevamo accumulato un piccolo vantaggio con la campagna di vaccinazione, ma quando i numeri aumentano nella maniera che stiamo osservando in questi giorni, esponenziali, questo vantaggio non basta più. Per passare di colore non si tiene solo conto della Rt, ma anche dell'incidenza e dell'occupazione ospedaliera, che diventa elemento cardine. Abbiamo superato seppur di poco quella soglia e quindi da lunedì si passa in zona gialla. Non ci sono grandi cambiamenti nella vita di tutti i giorni, ma avremo obbligo della mascherina all'aperto. Però potremmo istituire l'ordinanza già dalla vigilia di Natale, in accordo con sindaci, prefetti ed enti locali. Poi non si potrà stare in più di 4 al ristorante se non si è congiunti. Sperando di non andare verso l'arancione".

Il Piemonte è tra le prime regioni in Italia per somministrazione delle terze dosi e anche nei giorni di Festa si andrà avanti.
"È un primato di cui vado molto orgoglioso. Siamo a oltre un milione e centomila dosi e questo vuol dire che il vaccino funziona. La campagna vaccinale ha un'importanza enorme. Non ripartirà prima chi avrà preso i soldi del Pnrr, ma chi avrà messo prima in sicurezza la vita dei suoi cittadini. E questo ci dà forza anche nel corso di questa quarta ondata che stiamo vivendo".

Parlando di Pnrr, che tipi di finanziamenti arriveranno sul territorio piemontese?
"Si tratta di un vero Piano Marshall, un piano di ricostruzione: il Covid è stato ed è talmente terribile da essere considerato a una guerra, come disastro sanitario ed economico. Dopo un disastro, per ripartire, bisogna ricostruire e noi siamo tra i Paesi con i maggiori stanziamenti ed anticipi per queste risorse. Abbiamo fatto una grande campagna di raccolta di progetti dal basso, bottom-up, per ascoltare le richieste degli enti pubblici e degli enti locali, ma anche delle aziende. Vogliamo essere pronti alla fase due, attiva da pochi giorni, per le decisioni. Decisioni che la Regione non può e non deve prendere da sola, perché sono strategiche per il futuro: ma che vanno concertate con i mondi di Università, industria, il manifatturiero, l'aerospazio, l'agroalimentare, le infrastrutture, il turismo, il commercio, l'ambiente e la sicurezza idrogeologica, il recupero di patrimoni come Stupinigi e Staffarda. Siamo stati tra i più rapidi a metterci in carreggiata e sappiamo cosa fare: siamo pronti, ma con privati e Comuni bisogna spendere bene e in fretta queste risorse. Non sempre bene e fretta vanno di comune accordo e quindi l'attenzione deve rimanere altissima. Sia per le risorse del Pnrr che per i fondi europei della programmazione fino al 2027. Abbiamo una combinazione di opportunità che è nostro dovere cogliere. I soldi non te li regala nessuno, men che meno l'Europa: saremo chiamati a restituirle e saremo in grado di farlo nella misura in cui avremo creato occupazione e sviluppo, proprio quell'occupazione che è la spina nel fianco del nostro Paese, soprattutto per i giovani".

Nell'ambito della ripartenza, anche il settore sciistico sta tornando a funzionare dopo un anno e mezzo. Un settore che può valere dagli 800 milioni al miliardo a stagione.
"Le nostre montagne sono sicure perché sono vaccinate. Abbiamo attuato già nei mesi scorsi la stessa iniziativa che De Luca, in Campania, ha applicato a Capri. Abbiamo portato il vaccino in montagna, in accordo con il generale Figliuolo e le abbiamo messe in sicurezza. Ora chi viene nelle nostre montagne sa che in quei luoghi è già stato completato il percorso vaccinale in tempi non sospetti. Le montagne del Piemonte hanno una grande forza: siamo la più importante del mondo per una capacità attrattiva che forse dobbiamo scoprire fino in fondo. In inverno, ma anche d'estate: l'estate è la vera sfida, per fare in modo che non ci sia più stagionalità. Ma vanno anche abitate, come confermano i sostegni economici che diamo alle giovani coppie che scelgono di abitare in quelle terre. Fino a oggi abbiamo avuto 500 richieste: noi diamo fino a 40mila euro a fondo perduto per comprare la casa in montagna. Solo così la montagna vive e solo così possiamo fare la differenza. Finanziare un impianto di risalita vuol dire sostenere chi scia, ma anche chi ama girare in bici d'estate, magari d'estate e con l'aiuto dei mezzi elettrici a pedalata assistita. Siamo la regione con più percorsi cicloturistici del mondo e li stiamo sottoponendo a censimento per presentarci a tutti".

Quale augurio può fare, per il Natale dei piemontesi?
"Mi auguravo di vivere un Natale con una prospettiva diversa, non con 3000 positivi al giorno. Facevo il presidente da 6 mesi quando è arrivato il Covid e si tratta di una convivenza di quasi due anni, ormai. Nessuno è rimasto esente. C'è chi ha perso affetti, opportunità di lavoro, risorse, porzioni di libertà. Ma non dobbiamo abbatterci e non dobbiamo demordere. Abbiamo tanti positivi, ma se calcoliamo questa settimana a quella dell'anno scorso, si vede che la vita è aperta: ci sono il 60% in più di positivi, ma non è vero che il vaccino non funziona. È il contrario: il vaccino è la corazza non per non prendere il virus, ma per non ammalarsi gravemente. La gente sta vivendo, va al cinema, nei teatri e nei musei e l'occupazione ospedaliera è un sesto di un anno fa. Questa differenza si chiama vaccinazione. Bisogna continuare a crederci e a lavorarci. Stiamo vaccinando 34mila persone al mondo, mille in più dell'obiettivo posto quotidianamente da Figliuolo e siamo terzi per numero di tamponi fatti, dopo Lombardia e Veneto: circa 77-80mila, ne abbiamo fatti 1,6 milioni nell'ultimo mese. Ma con 3000 casi al giorno il sistema è di nuovo sotto stress: non dobbiamo demordere, ma capire bene questi dati. Il vaccino funziona, ma il virus circola. Non ci libereremo mai dal virus, ma dai suoi effetti nefasti, in modo che non sia nulla più di un'influenza in futuro".

"Il Natale è la festa di chi sta insieme e di chi si vuol bene e il primo modo per farlo è vaccinarsi", ha concluso il presidente Cirio.

Cinzia Gatti e Andrea Parisotto

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