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Economia e lavoro | 20 aprile 2021, 19:34

Covid e crisi spengono i consumi dei torinesi: la spesa scende del 5%, acquisti non alimentari ai minimi da 10 anni

L'effetto pandemia si vede dall'aumento dei canali online, del cibo da asporto, ma anche la cura personale, la tecnologia digitale e gli articoli sportivi. Tanti hanno cercato di risparmiare. Gallina: "Il segno lasciato è profondo, alcune abitudini rimarranno anche dopo la pandemia"

carrello della spesa e frutta

I consumi delle famiglie torinesi risentono degli effetti della crisi e della pandemia

La crisi e la pandemia pesano sulle capacità di spesa delle famiglie torinesi nel 2020. Ma soprattutto ne influenzano le caratteristiche, con effetti che non necessariamente svaniranno con l'auspicato ritorno alla normalità. Lo dice l'ultima indagine della Camera di Commercio di Torino, che mostra un calo di quasi il 5% rispetto all'anno precedente (-4,8% per la precisione). 

La spesa media mensile è stata di 2.430 euro a famiglia, portando indietro il riferimento di almeno quattro anni (solo nel 2015 si era speso di meno). Si tratta soprattutto delle coppie con figli: sono loro ad aver risparmiato di più, concentrandosi in particolare sulle spese non alimentari. Un -6,3% che riporta i livelli addirittura al 2011, mentre le spese alimentari sono salite del 3,2% arrivando a pesare per il 17% dei consumi complessivi delle famiglie torinesi.

In particolare, per il cibo si sono spesi circa 414 euro, soprattutto carne e salumi, ma tra le crescite maggiori ci sono i cibi da asporto (+34% rispetto al 2019), a conferma di abitudini e tendenze che la pandemia ha inevitabilmente influenzato, con bar e ristoranti chiusi e limitati al massimo alle consegne da portare via.

In generale, a influenzare una minore spesa ci sono state le minori occasioni per effettuare acquisti (68,8%) e un calo del reddito (21,3%), mentre il 16,7% dei torinesi ha voluto accantonare risorse in vista di un futuro più incerto.
Quasi una famiglia su tre, inoltre, ha ammesso di aver intaccato i risparmi famigliari, per procedere all'acquisto di quanto necessario.

Effetto pandemia soprattutto sul "non alimentare"

La spesa non alimentare è stata di 2.016 euro ed è scesa in tutte le voci che non riguardano l'abitazione (dove invece costi e utenze hanno visto una crescita di 30 euro, anche per la maggiore presenza del nucleo tra le mura domestiche). Le uscite per la casa arrivano così a coprire quasi la metà delle spese totali (49,6%). Mentre calano trasporti (circa 24 euro in meno, in particolare benzina e biglietti di viaggio su tram e altri tipi di mezzo). In aumento anche le spese per la cura della persona: un +29,5% che fa pensare a mascherine, gel igienizzanti e prodotti per combattere il Coronavirus. Giù invece la cultura, lo spettacolo e la salute. Soprattutto nei primi 6 mesi dall'anno, poi, è aumentato l'acquisto di computer e strumentazioni digitali (un comportamento legato alla necessità di far fronte allo smart working e alla dad). Giù di 25 euro (-26,2%) anche la spesa per vestiti e calzature, allungando però una tendenza che si stava profilando anche prima della pandemia.

Altri comportamenti fortemente influenzati dalla pandemia riguardano il calo delle spese per la cancelleria (sempre con la dad che teneva i ragazzi a casa), mentre è aumentata la spesa per gli articoli sportivi, unica valvola di sfogo per le persone costrette a stare in casa, soprattutto nella seconda metà dell'anno (+13,5%).

Giù ovviamente soprattutto i viaggi e i pasti fuori casa (-54 e -30 euro, rispettivamente), a testimonianza di ciò che negli ultimi 12 mesi è stato di fatto vietato. Una spesa più bassa per i viaggi non si vedeva almeno dal 2013.

"Il segno è stato forte e la pandemia ci ha costretto a cambiare abitudini - dice Dario Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino -, ma credo che a posteriori il ritorno non sarà totale. Le famiglie si sono abituate a certe modalità e un certo percorso che era già tracciato prima della pandemia potrebbe rimanere, almeno in parte. Ma ci saranno voci come il tempo libero e altre attività che torneranno ai livelli del passato, visto che finora sono stati negati". "L'impatto più forte sarà sulle modalità di lavoro, con lo smart working - prosegue - e di conseguenza anche l'organizzazione e la scansione dei ritmi famigliari. Ma un effetto si avrà anche sull'organizzazione di eventi business".

Risparmia chi si trova in un maggiore benessere

Ma chi risparmia di più? Il 77,8% dei torinesi ha ammesso di aver speso "meno del solito". E crescono tutte le tipologie di famiglie risparmiatrici, con una quota di reddito messa da parte pari al 4,7% (era il 4% nel 2019), ma chi risparmia di più sono i nuclei che si trovano in condizioni di benessere (5,6% di reddito risparmiato), mentre chi si trova a livello medio ha risparmiato il 4,9% e chi si trova in difficoltà non è riuscito ad andare oltre al 3,6%.

Dove si spende? Vincono i supermercati (e l'online)

Un altro effetto della pandemia e delle chiusure riguarda la preferenza (45,2% contro il precedente 40%) per la grande distribuzione. Ma è soprattutto l'e-commerce che ha fatto boom, salendo addirittura al 5,2% (in crescita rispetto al 3,8% del passato e utilizzato soprattutto per generi non alimentari). Calano invece i negozi tradizionali e i mercati rionali.
Il 21% delle famiglie ha detto di aver usato Internet per gli acquisti (nel 2019 erano il 12,8%) mentre sono calati gli acquisti di seconda mano. Aumentano gli acquisti a rate, salendo dal 18,8% al 21% del totale. 

Buone intenzioni per il futuro

La pandemia e il 2020 lasciano sul tavolo anche alcuni propositi per il futuro, tra le famiglie torinesi. Il 99,6% dice di voler limitare gli sprechi alimentari, mentre il 98,8% si impegna ad acquistare prodotti italiani per sostenere l'economia locale. Soltanto il 14,6% intende mantenere la spesa online, forse perché si tratta di un'abitudine legata unicamente all'emergenza pandemica.

Massimiliano Sciullo

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