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Economia e lavoro | 13 ottobre 2020, 21:17

Amazon Brandizzo: giovedì gli addetti alla sicurezza incrociano le braccia

I dipendenti rivendicano il loro ruolo nella filiera produttiva del colosso: "Siamo sempre stati parte attiva del ciclo produttivo della logistica, anche durante il lockdown"

Amazon Brandizzo: giovedì gli addetti alla sicurezza incrociano le braccia

Questa volta, ad incrociare le braccia, sono i loro, i dipendenti che ogni giorno garantiscono la sicurezza, controllano gli accessi e si occupano della portineria. 
Giovedì 15 ottobre, i lavoratori di Icts, ditta esterna che impiegata nel sito Amazon di Brandizzo, sciopereranno per "per rivendicare a gran voce il nostro ruolo nella filiera produttiva". Ad organizzarlo è il sindacato Filcams.

"Non siamo lavoratori di serie b - dichiarano -, siamo dipendenti di un’azienda esterna che fornisce ad Amazon il servizio di portierato, sicurezza e controllo accessi, assunti al 2° e 3° livello con il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli addetti alle pulizie e multiservizi". In sostanza, si parla di 6 - 7 euro lordi all'ora. "Per di più il nostro contratto nazionale è scaduto nel 2013, quindi i minimi salariali sono fermi da oltre 7 anni".

"Tutti hanno lodato il ruolo degli addetti alle pulizie, ai servizi e alla sicurezza durante la pandemia - aggiungono i lavoratori - ma le associazioni datoriali pare non vogliano nemmeno rinnovarci il contratto nazionale. Per colleghi impiegati in altri siti va ancor peggio, sono inquadrati con il CCNL dei Servizi Fiduciari per circa 5 euro lorde all’ora. Eppure abbiamo sempre dimostrato professionalità e dedizione al lavoro, anche gestendo mansioni che vanno oltre quelle stabilite dal nostro contratto. Siamo noi infatti a gestire coi sistemi informatici di Amazon i camion, a registrare le metriche di arrivo e partenza, inizio e fine scarico di tutti i bilici, non solo di Brandizzo ma anche, da remoto, quelli dei centri di Marene e Fubine".

I dipendenti Icts hanno continuato a lavorare anche durante la fase più critica dell'emergenza sanitaria. "Siamo sempre stati parte attiva del ciclo produttivo della logistica, anche durante il lockdown, quando chi era costretto a stare chiuso in casa ordinava la spesa con un click, c’erano lavoratori come noi che si alzavano alle 5 o smontavano alle 7 del mattino per permettere che quelle merci arrivassero nelle case degli italiani, rischiando più di altri il contagio. Perché allora non riconoscerci anche contratto, livelli e retribuzioni in linea con il nostro ruolo all’interno della filiera? Molti lavoratori delle ditte in appalto giocano un ruolo fondamentale ma non vengono valorizzati adeguatamente, anzi vivono spesso una condizione di concreto svantaggio: se si deve colpire qualcuno, i primi bersagli sono i lavoratori delle aziende esterne. Noi diciamo basta a tutto questo, vogliamo continuare a svolgere con professionalità le nostre mansioni, anche quelle specializzate della logistica, ma non vogliamo mai più sentirci figli di un Dio minore." 

 

Antonia Gorgoglione

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