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Attualità | 10 gennaio 2020, 16:26

Smarino a Torrazza, Rozzino: "Qui l'amianto non arriva"

Il primo cittadino risponde alle polemiche scoppiate nei giorni scorsi

Il sindaco di Torrazza Massimo Rozzino

Il sindaco di Torrazza Massimo Rozzino

 “Prima di fare terrorismo psicologico bisognerebbe conoscere l’argomento di cui si sta discutendo”.
E’ tranchat Massimo Rozzino, sindaco di Torrazza Piemonte, sulla linea di confine tra la provincia di Vercelli e quella di Torino. Dopo le accuse mosse dagli ambientalisti nei giorni scorsi di aver dato parere favorevole all’arrivo dello smarino, ovvero detriti ottenuti da materiale di scavo del cantiere Tav in Val Susa, nel suo paese, ha deciso di raccontare come stanno veramente le cose.
La bomba è scoppiata a seguito dell’ultimo Consiglio comunale, svoltosi poco prima dell’ultimo dell’anno, ma la verità è che la questione è ormai annosa. “Mi hanno accusato di voler portare l’amianto a Torrazza – esordisce il primo cittadino, documenti alla mano -, me lo ripetono da anni e da anni continuo a ribadire che non è così. Nel mio paese, di amianto, non ne arriverà nemmeno un po’”.

E allora cosa arriverà? “Di certo nulla che possa compromettere la salute dei miei cittadini né pregiudicare la qualità dell’ambiente che ci circonda, già fin troppo martoriato da discariche e impianti nucleari – sostiene -. Lo smarino, per definizione, è costituito da detriti provenienti dai lavori di scavo. Quelli che confluiranno a Torrazza, ed anche nel comune di Caprie, saranno sottoprodotti, costituiti da pietre e rocce non contaminate. Il materiale pericoloso, quello sì contenente amianto, verrà invece caricato su un treno container e spedito in Germania per lo smaltimento in discariche appositamente selezionate”.

Il deposito torrazzese, invece, sorgerà sulla strada che porta a Rondissone, in un’ex cava di proprietà Cogefa, a pochi metri dal polo logistico Amazon. “In questi anni – aggiunge il sindaco – mi sono sempre battuto per evitare che lo smarino fosse portato in questo Comune, in passato mi sono pure recato a Roma per partecipare ad una conferenza dei servizi ed esprimere il mio parere negativo, ma si tratta di un progetto che va al di là della volontà di un singolo comune”. Rozzino racconta che del progetto se ne discuteva già negli anni Novanta e che “il progetto è diventato legge nel 2015, con la pubblicazione sulla Gazzetta Uffciale”. "In quel periodo gli ambientalisti dov'erano?". “Nel corso degli anni sono state proposte delle varianti migliorative ed è proprio una variante quella che abbiamo approvato nell’ultimo Consiglio comunale - spiega -. Rispetto al progetto definitivo del 2015, la nuova proposta prevede una consistente riduzione della superficie occupata dai detriti e l’utilizzo di nastri trasportatori alimentati con energia elettrica per il trasporto del materiale dalla stazione al deposito. Questo consentirà di avere una riduzione di emissioni di anidride carbonica e polveri sottili e di avere ulteriore terreno a disposizione per la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Antonia Gorgoglione

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