Scuola e formazione - 10 ottobre 2026, 11:34

Bilanci dei Comuni, la fotografia dell'Università di Torino: scuola e anziani al centro, ma caldo e siccità restano scoperti

L'Osservatorio analizza 30 enti italiani: nessuno ha un piano organico contro la siccità e soltanto tre collegano il verde alla lotta alle isole di calore

C'è un pezzo di Italia che nei bilanci degli enti locali si vede molto bene. E ce n'è un altro che, invece, sembra ancora fare fatica a trovare spazio. È la fotografia scattata dal nuovo Osservatorio Bilanci POP dell'Università di Torino, che ha passato al setaccio 30 amministrazioni italiane, tra Comuni, Regioni, Città metropolitane e Unioni montane, per capire quali siano oggi le priorità delle politiche pubbliche locali. Il risultato racconta un Paese che investe sulla scuola, sui servizi agli anziani e sulla riqualificazione energetica, ma che appare ancora poco preparato davanti ad alcune delle emergenze che stanno diventando strutturali: caldo estremo, siccità, blackout e spopolamento.

Una fotografia che interessa da vicino anche il Piemonte. Nel campione dell'Osservatorio compaiono infatti la Regione Piemonte, la Città metropolitana di Torino e diversi Comuni piemontesi, da Biella a Chivasso, Collegno, Settimo Torinese, Venaria Reale, Cuneo, Orbassano, Piossasco, San Mauro Torinese e Giaveno. C'è poi l'Unione dei Comuni della Via Lattea, in Alta Valle di Susa, indicata tra le esperienze che affrontano in maniera più esplicita il problema dello spopolamento.

La scuola è la priorità più evidente

Se c'è un tema che ormai accomuna praticamente tutti gli enti analizzati, è quello della scuola. Compare in 30 bilanci su 30 e rappresenta il capitolo più consolidato della rendicontazione locale.

Nell'80% dei casi vengono riportati interventi su nidi e servizi per la fascia 0-3 anni, mentre nel 73,3% compaiono mense o servizi di ristorazione scolastica. Nel 66,7% dei documenti vengono inoltre rendicontate nuove costruzioni, ampliamenti o importanti interventi di riqualificazione degli edifici scolastici.

Non si tratta soltanto di mattoni. Dietro agli interventi ci sono anche sicurezza, accessibilità, efficienza energetica, aumento dei posti disponibili e contrasto alle disuguaglianze educative. Nei centri più piccoli nidi, trasporto scolastico e mensa diventano anche strumenti per trattenere le famiglie sul territorio. Nelle città, invece, il focus si sposta soprattutto sulla riqualificazione degli edifici e sull'inclusione.

Energia: si investe, ma i blackout restano fuori dal radar

La transizione energetica è un altro dei capitoli ormai entrati nell'agenda delle amministrazioni. Il 60% degli enti analizzati rendiconta interventi di efficientamento, produzione di energia rinnovabile o riqualificazione degli edifici. Si parla soprattutto di serramenti, coibentazione, impianti termici, illuminazione a Led e pannelli fotovoltaici. Il 23,3% documenta interventi sul fotovoltaico e il 13,3% parla di comunità energetiche.

Ma c'è un paradosso. Di fronte a una rete elettrica sottoposta a stress sempre maggiori, nei Bilanci POP analizzati non compare un vero piano contro i blackout. Mancano sistemi di accumulo, microreti, gruppi di continuità per gli edifici strategici e protocolli che stabiliscano priorità per scuole, strutture sanitarie e Protezione civile.

Un'assenza che, in un'epoca di eventi climatici estremi e consumi energetici sempre più elevati, diventa un elemento politico oltre che tecnico.

Il caldo corre più veloce dei bilanci

È probabilmente il dato più significativo dell'indagine. Il 60% degli enti rendiconta piantumazioni, forestazione o consistenza del verde pubblico. Ma soltanto 3 amministrazioni su 30 collegano esplicitamente questi interventi alla gestione del caldo, al raffrescamento o alla riduzione delle isole di calore.

Tradotto: si piantano alberi, si riqualificano aree verdi e si lavora sul patrimonio ambientale, ma molto più raramente queste azioni vengono inserite all'interno di una vera strategia contro le temperature estreme.

L'Osservatorio segnala infatti la quasi totale assenza di obiettivi misurabili sulla riduzione delle temperature, mappe delle isole di calore, rifugi climatici, aperture straordinarie di spazi freschi o programmi sistematici per raffrescare gli edifici pubblici.

La grande lacuna è l'acqua

Se il caldo appare ancora affrontato soprattutto in maniera indiretta, sulla siccità il quadro è ancora più netto: nessuno dei 30 Bilanci POP analizzati presenta un piano organico contro la carenza idrica.

Soltanto un ente descrive specifiche azioni di adattamento ai periodi siccitosi e appena uno quantifica le perdite della rete. Al contrario, sette amministrazioni, pari al 23,3%, rendicontano opere di resilienza idraulica, soprattutto per affrontare allagamenti, piogge intense e dissesto idrogeologico.

La differenza non è banale. Le amministrazioni sembrano essere più attrezzate per reagire all'acqua quando arriva tutta insieme che per prepararsi quando l'acqua non arriva affatto.

Piemonte, la Via Lattea guarda allo spopolamento

Anche sul fronte demografico emerge una fotografia precisa. Il 73,3% degli enti rendiconta servizi rivolti agli anziani e alle persone non autosufficienti. Solo il 26,7% presenta invece misure dedicate alla natalità o alla genitorialità.

E soprattutto appena 2 enti su 30 affrontano esplicitamente il problema dello spopolamento.

È proprio qui che entra in gioco il Piemonte con un caso indicato dall'Osservatorio come particolarmente significativo: l'Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, in Alta Valle di Susa. In questo territorio il rischio di spopolamento viene messo direttamente in relazione alla difficoltà di garantire servizi continuativi in presenza di una popolazione residente ridotta e di forti presenze stagionali.

Un problema molto piemontese, ma non soltanto piemontese: mantenere servizi, scuole e attività economiche nei territori dove i residenti diminuiscono significa infatti affrontare una questione che riguarda contemporaneamente bilanci pubblici, turismo, trasporti e futuro delle comunità locali.

Casa, un'emergenza che entra nei bilanci a metà

Anche il diritto alla casa compare, ma con una diffusione decisamente inferiore rispetto alla scuola. Sono 13 su 30 gli enti che rendicontano politiche abitative, mentre soltanto il 10% parla esplicitamente di emergenza abitativa.

Tra le misure ci sono rigenerazione urbana, housing sociale, co-housing, recupero di immobili e interventi per le persone senza dimora. Anche in questo caso, però, l'Osservatorio sottolinea quanto sia difficile confrontare le politiche dei diversi territori: spesso mancano dati su alloggi ERP, case vuote, domande inevase, tempi di assegnazione, morosità e sfratti.

Una fotografia che, in città come Torino, dove il tema dell'abitare è ormai stabilmente al centro del dibattito politico, assume un peso particolare.

"Il bilancio deve raccontare le priorità"

Per Paolo Biancone, professore ordinario dell'Università di Torino e responsabile scientifico del progetto Bilancio POP e POP Accounting, dall'analisi emerge un quadro preciso delle priorità e delle criticità delle amministrazioni.

"La scuola resta un tema centrale, cresce l'attenzione alla sfida dell'invecchiamento, è invece meno strutturata la risposta allo spopolamento" spiega Biancone. E sul clima aggiunge che gli enti tendono ad affrontare in maniera reattiva l'emergenza delle alluvioni, mentre sarebbe necessario "accelerare prevenzione e adattamento" anche rispetto a caldo estremo e siccità.

Dal documento contabile a uno strumento per i cittadini

L'idea alla base del Bilancio POP, sviluppata dal Dipartimento di Management dell'Università di Torino, è infatti rendere leggibili dati economici e finanziari che normalmente rimangono confinati dentro documenti difficili da interpretare. Come sottolinea Silvana Secinaro, professoressa ordinaria dell'Università di Torino e responsabile scientifica del progetto, il bilancio può diventare uno strumento per capire "quali siano le priorità delle amministrazioni e quali problemi vengano considerati più urgenti".

Ed è forse proprio questo l'aspetto più interessante della ricerca. Perché dietro percentuali e tabelle c'è una domanda molto concreta: di fronte alle trasformazioni che stanno investendo città e territori, quali emergenze stanno davvero entrando nelle stanze dove si decide come spendere i soldi pubblici? Per ora la risposta dell'Osservatorio è piuttosto chiara. Scuola, anziani ed energia hanno trovato un posto stabile nei bilanci. Caldo estremo, siccità, blackout e spopolamento, invece, sembrano ancora inseguire la realtà.

Redazione