(Adnkronos) - "Ho una paralisi facciale, probabilmente una paralisi di Bell. Dopo un mese e mezzo e tanta insistenza visti i non miglioramenti riesco a farmi prescrivere una risonanza magnetica. Sono obeso, ma ho anche le spalle larghe. L'unico ospedale pubblico su Siena che ha il macchinario adatto al mio peso è a Campo Staggia (Poggibonsi); per saperlo ho dovuto telefonare personalmente ad ogni reparto di radiologia della provincia. Vado a fare la risonanza. Mettono la cannula, mi spoglio, entro in sala ma le mie spalle sono troppo larghe per la macchina. Non posso fare la risonanza magnetica (di cui comunque dovrò pagare il ticket, ma vabbè). Stato attuale? Ho una paralisi facciale. Sono un attore, con questa paralisi non posso lavorare". E' il racconto dell'attore Francesco Chiantese, affidato alla sua pagina Facebook qualche giorno fa.
Un racconto condiviso sui social "non per avere una valvola di sfogo personale", ma "perché trovo politicamente necessario farlo. Lo stigma sociale colpevolizza spesso gli obesi, e comunque questo genere di disservizi capita costantemente. Possibile che la sanità pubblica debba demandare alla volontà o alla possibilità del malato di curarsi? Io sono certo che con 400-500 euro troverei molto più facilmente nel privato una soluzione, ma possibile che i Cup non sappiano dove mandarti e sia tu a dover trovare con vari espedienti una soluzione? Almeno lamentarsi, se non si può fare altro, va fatto ad alta voce. Non voglio privilegi, ma il riconoscimento di un diritto basilare per tutti". Senza diagnosi, incalza, "non posso curarmi, quindi non posso guarire, quindi non posso lavorare". "Di certo in Italia c'è un macchinario che va bene per me, me lo hanno garantito; devo solo telefonare autonomamente a tutti i reparti (non i centralini, ma i reparti) dei vari ospedali d'Italia per sapere dove posso provare. Viaggio ovviamente a mie spese. Oppure andare da qualche privato. Non esiste un servizio che lo fa per il malato. Dicono più probabile nelle grandi città - Bologna, Milano - ma devo trovarmi i numeri e chiedere. Facile. Fine della storia".
La vicenda di Chiantese intanto viaggia veloce, e rimbalza dai social alla ribalta delle cronache. L'attore ne fa una piccola lotta anche per altri pazienti che potrebbero trovarsi nella sua stessa situazione. E aggiorna sugli sviluppi: uno positivo è che "l'ospedale di Campo Staggia ha provveduto ad annullare la prestazione e non dovrò pagare alcun ticket", dice. Ma nel frattempo la ricerca continua, "al momento senza esiti. Nessuno dei posti" segnalati da alcuni utenti social "o raggiunti telefonicamente da me ha un macchinario adatto. Oggi comincio a chiamare in zona Bologna-Modena", scriveva il 19 giugno Chiantese. "Attendo la possibilità di andare a 'provare' un macchinario a Pistoia che non dovrebbe andare bene per me per due centimetri (larghezza spalle) ma andiamo a vedere da vicino se si riesce a trovare una posizione del corpo che consenta di superare il problema. Intanto nessuna risposta dalla Regione, ma sono passati solo due giorni ed insisterò". Ieri, poi, in un altro post, Chiantese ringrazia tutti "per la vicinanza". "L'umore non è dei migliori", ma "si va avanti e si cerca di cambiare anche di poco (perché poco ci vuole) le cose. Sto trovando medici, infermieri e tecnici estremamente gentili e disponibili anche nel dare sostegno a questa piccola lotta. Proviamo a sbloccare questa situazione". Basterebbe, fa notare, "pagare qualcuno o prendere un dipendente di chi gestisce il Cup e tenerlo a telefono per una decina di giorni a raccogliere dati ed informazioni per farne un archivio. Così che il malato non debba farsi carico dell'assurda ricerca. Confesso che mi fa un certo effetto vedere il mio peso messo per iscritto in un articolo e reso pubblico", ma "il nostro corpo è il primo strumento di azione politica che abbiamo. Ed in effetti si può dire che in generale è l'unico strumento che abbiamo".