Economia e lavoro - 13 gennaio 2026, 13:43

La voce di Konecta arriva ai piedi del grattacielo contro l'accorpamento delle sedi piemontesi

Oltre mille lavoratori da Ivrea e Asti rischiano il trasferimento a Torino. Regione pronta a intervenire anche con risorse

La voce di Konecta arriva ai piedi del grattacielo della Regione

Da 25 anni lavora nella sede astigiana che oggi porta il nome della multinazionale spagnola Konecta, che si occupa di contact center e gestione clienti. Da quando era Coop Osi, poi divenuta Comdata e infine l'ultimo passaggio di proprietà che qualche settimana prima di Natale ha comunicato la volontà di accorpare a Torino tutte gli altri centri piemontesi. Circa 400 da Asti e 700 da Ivrea.

Lei è Antonella, una delle molte lavoratrici che oggi si è trovata ai piedi del Grattacielo, in un presidio davanti alla sede della regione, mentre sindaci del territorio, sindacati e rappresentanti aziendali incontravano gli assessori al Lavoro e al Bilancio Elena Chiorino e Andrea Tronzano.

Anche Cirio collegato da Bruxelles

Al vertice ha partecipato in videocollegamento da Bruxelles anche il presidente della Regione, Alberto Cirio. Secondo quanto emerso dall'incontro, la Regione Piemonte avrebbe manifestato apertura nel mettere a disposizione risorse economiche concrete, qualora le difficoltà denunciate da Konecta fossero legate a questioni di carattere finanziario. In particolare, l’Ente si è detto disponibile a sostenere i costi legati alla formazione del personale. 

3,7 milioni dal welfare per la digitalizzazione

A chiarirlo è anche l'intenzione espressa dall'assessore al Welfare Maurizio Marrone che intende ripartire 3,7 milioni provenienti dal Ministero delle Finanze per "promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi". 

"L’auspicio - spiega Marrone - è che queste risorse possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un'emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta, e ha bisogno della presenza della Regione”.

Resta però un punto fermo per l’amministrazione regionale: il mantenimento delle sedi operative di Asti e Ivrea.

Quale sede? Oggi, però, resta l'amarezza per quei lavoratori che hanno subito la scelta aziendale che, come si legge su un cartello, assomigliano più a licenziamenti camuffati. Il tutto a pochi giorni da Natale.

Al momento regna l'incertezza. Anche per gli stessi lavoratori di Torino. L'attuale sede torinese di via del Drosso (qui sono presenti 500 lavoratori) non è pronta ad accogliere tutti. Ma non è chiaro, qualora il piano di accorpamento andasse a compimento, dove saranno trasferiti. L'intenzione dell'azienda è quella di completare l'operazione entro giugno.

redazione