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Economia e lavoro | 15 settembre 2022, 07:00

La vendemmia 2022 versa nelle bottiglie i segni della siccità: "Ha colpito anche le vigne, bisogna agire"

Quantità stabili, ma grappoli in sofferenza. Coldiretti Torino: "Serve un piano invasi e pozzi per non farci trovare impreparati nell’estate 2023”

vigne

La siccità ha colpito anche la coltivazione delle vigne in provincia di Torino

Anche la bottiglia di vino mostra i segni della siccità in provincia di Torino. Le coltivazioni a vigna stanno affrontando in queste settimane la prova della vendemmia, ma se da un lato le quantità risultano piuttosto stabili, in tanti grappoli - parola degli esperti - si notano con evidenza i danni fatti dalla carenza di acqua nei mesi passati.

Vendemmia a due facce

A lanciare l'allarme, in particolare, è Coldiretti Torino. Che da un lato rassicura: "La vendemmia in corso non mostra cali significativi di produzione grazie anche ai rigidi limiti per ettaro stabiliti dai disciplinari delle diverse Doc", ma dall'altro ammette le criticità : "Grandi quantità di grappoli che hanno patito la mancanza d’acqua". Questo è quanto emerso nel corso della riunione del Tavolo vitivinicolo di Coldiretti Torino, il gruppo di lavoro del maggiore sindacato agricolo, composto da rappresentanti dei produttori delle zone vinicole del torinese.

"Quest’anno i nostri viticoltori sono ancora riusciti a vendemmiare – osserva Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino –. Ma con un’altra annata come questa dovremo non sarà possibile produrre i nostri vini. Questa crisi climatica è arrivata a colpire anche una coltura molto resistente come la vite che con una sofferenza prolungata si difende interrompendo la produzione di uva".

Le viti come i cereali, la frutta o il fieno

Così, e a sorpresa, dai viticoltori arriva la stessa richiesta già avanzata dai cerealicoltori, frutticoltori, allevatori che pascolano e tagliano fieno, orticoltori: "Dobbiamo garantire riserve di acqua da utilizzare in periodi di emergenza come quello appena trascorso".

Per questo il presidente della Federazione torinese ribadisce l’urgenza di discutere della creazione di nuovi piccoli invasi sparsi sul territorio che possano raccogliere l’acqua quando i corsi d’acqua sono in piena come risorsa preziosa per i mesi di siccità e in presenza di temperature estreme. "Non dobbiamo perdere altro tempo – afferma Mecca Cici –. Se patisce anche la vite vuol dire che dobbiamo fare qualcosa. Va discusso ora un progetto complessivo per dare l’acqua alla nostra agricoltura per continuare a produrre cibo e, ora anche vino, di qualità. Usiamo il periodo autunnale e invernale per non farci trovare impreparati di fronte a una possibile nuova stagione siccitosa. Coldiretti chiede che, sfruttando anche la concessione al Piemonte dello stato di emergenza idrica e utilizzando le risorse del PNRR, venga discusso un piano provinciale per agevolare lo scavo di nuovi pozzi da prima falda, l’accumulo delle acque piovane da parte delle aziende agricole, l’utilizzo irriguo di piccoli bacini già esistenti e l’uso plurimo di acqua derivata da bacini idroelettrici".

Massimiliano Sciullo

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