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Attualità | 18 agosto 2021, 17:50

Da Torino a Herat: "Pronta a ospitare Fatima, prima guida turistica dell'Afghanistan: dobbiamo salvarla dai talebani"

A farsi avanti è Carla Rigazzi, guida professionista sotto la Mole: "Posso accoglierla e farle da tutor, perché diventi una guida in città"

Guida turistica con visitatori

Una guida turistica torinese, Carla Rigazzi, lancia l'appello per salvare una giovane collega afgana

"Sono pronta a ospitare Fatima e a farle da tutor perché possa diventare guida turistica di Torino, senza rischiare di morire". È questa l'idea di Carla Rigazzi, professionista del settore sotto la Mole, che vuole offrire un aiuto a una delle tante storie tragiche che rimbalzano dall'Afghanistan in giorni così terribili e incerti.

Con il ritiro delle truppe (Usa, ma non solo), il Paese rischia di ripiombare indietro di almeno 20 anni e tante delle conquiste sociali e di emancipazione realizzate in questi decenni così faticosi potrebbero svanire in un attimo. 

La drammatica storia di Fatima

"Fate arrivare Fatima - dice Carla -: ha 22 anni, ha studiato grazie alla Croce Rossa ed è stata la prima donna afghana a fare la guida turistica in quel Paese (oltre a essere l'unica)". E sono proprio le parole di Fatima a sintetizzare l'orrore: “Io sono tutto ciò che i talebani odiano, se mi trovano mi ammazzano. Ho paura e temo per i miei genitori rimasti a Herat: se scoprono che hanno allevato una figlia come me o li uccidono subito o ne fanno un bersaglio fino a quando non mi consegno”.

E nel suo post sui social, Carla Rigazzi fornisce ulteriori dettagli del racconto di Fatima, che spera di raggiungere in qualche modo, magari con l'interessamento delle istituzioni. Proprio la 22enne afgana racconta che: “Le cose stavano migliorando qui, anche per le donne. Non avrei mai pensato che sarebbero potuti tornare, che avrebbero potuto influenzare la mia vita e i miei sogni costringendomi ad abbandonare tutto ciò che amo e per cui ho combattuto. Ho lottato contro la mia famiglia per far loro accettare che non mi sarei sposata a 14 anni come avevano fatto le mie sorelle e i miei fratelli, ma che avrei studiato, lavorato e aiutato altre ragazze ad emanciparsi”.

E ancora: “Sono tornati, non potrò più mostravi le nostre meraviglie. Grazie a chi ha ascoltato la mia voce. Beati voi che non vivete in Afghanistan, che non dovete temere che un talebano vi ammazzi. Continuate a inseguire i vostri sogni e a viaggiare. Se rimarrò viva ci rivedremo alla fine di questo attacco, perché voglio credere che presto avremo la pace".

"Non era certo una mèta turistica, l'Afghanistan - commenta Rigazzi -, ma di certo una storia come quella di Fatima rappresentava un modo per rialzarsi per un Paese che ha sofferto tanto, in questi anni. Capisco la passione e immagino i sogni di questa ragazza: per questo vorrei aiutarla".

Ricca: “Pronti ad accogliere chi scappa dalla guerra, ma basta immigrazione clandestina”

Intanto, anche a livello politico il Piemonte continua a dibattere il tema legato alle conseguenze della crisi in Afghanistan: “Il Piemonte è una Regione solidale che non ha paura di accogliere chi sta scappando dalla guerra e dai tagliagole talebani. Questa, da sempre, è la nostra posizione. La nostra solidarietà nei confronti del popolo afgano non si mette in discussione. Questa emergenza, però, ci darà anche la possibilità di mettere, invece, in discussione un sistema di accoglienza che troppo spesso favorisce una immigrazione clandestina che non ha ragion di esistere - ha dichiarato l’assessore regionale alla Sicurezza, Fabrizio Ricca -. Apriamo le porte del nostro territorio, quelle dei corridoi umanitari, a chi fugge dall’integralismo islamico, ma chiudiamole a chi arriva in massa senza motivazioni umanitarie”.

Massimiliano Sciullo

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