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Cronaca | 10 maggio 2021, 16:15

A Marentino i cinghiali disarcionano un ciclista di 13 anni: ricoverato in ospedale

Coldiretti Torino: “Ora basta. Regione e Città Metropolitana devono agire”

A Marentino i cinghiali disarcionano un ciclista di 13 anni: ricoverato in ospedale

Tragedia sfiorata sulla strada provinciale 98 che collega Andezeno a Sciolze e che passa per Marentino. Un ragazzo di 13 anni, Mattia, che quella strada la percorre da almeno 3 anni e la conosce quasi a memoria, venerdì mattina alle 7,30 la stava percorrendo in sella alla sua bicicletta per andare a scuola quando due cinghiali sono sbucati fuori dall’erba e dal bosco e gli hanno tagliato la strada.

"Mattia aveva il casco, altrimenti ora staremmo a parlare di un'altra storia", racconta Coldiretti. Il ragazzo è riuscito a evitare il primo cinghiale, ma ha impattato sul secondo, facendo un volo di 4 metri e si è schiantato al suolo, ha sbattuto la testa e ha riportato escoriazioni in tutto il corpo. Fortunatamente poco dopo è passato un agricoltore, che ha chiamato l’ambulanza ed è riuscito a contattare la famiglia.

"Ci siamo spaventati tantissimo – ha raccontato il padre di Mattiae abbiamo davvero temuto per le sorti di nostro figlio. È stato in ospedale per oltre 6 ore, gli hanno dato 10 punti di sutura e una prognosi di 15 giorni. Ora siamo davvero stufi e la cosa non deve finire qua. Non è possibile che la Regione o la Provincia non possano intervenire. Poteva davvero scapparci la tragedia".

Fabrizio Galliati, presidente Coldiretti Torino, è oltremodo amareggiato e dispiaciuto. “La vicenda di Mattia, cui faccio i miei migliori auguri per una pronta ripresa, è emblematica del livello di pericolo rappresentato da questi animali. Non solo più incidenti stradali e danni ai campi agricoli, qui diventa rischioso persiano andare a scuola in bicicletta! Il problema è ormai trito e ritrito e la situazione ben chiara alle autorità, non fosse che sono anni che ogni settimana ci occupiamo del problema, segnalando alle autorità competenti soluzioni e situazioni critiche, passando da riunioni a comunicati e andando da fasi fiduciose alternate ad altre, di pieno sconforto. Questa vicenda porta alla luce un ennesimo tassello del complesso puzzle della problematica cinghiali perché nell'area in ci si è svolta la vicenda insiste una Zrc, cioè Zone di ripopolamento e cattura, aree precluse alla caccia che hanno lo scopo di favorire la produzione di fauna selvatica stanziale, favorire la sosta e la riproduzione dei migratori".

"Queste aree, previste per legge hanno a oggi perso totalmente il senso per cui sono state ideate. Pensate che nel documento che ha istituito quella in oggetto lo scopo era quello di favorire la riaffermazione della lepre e della starna, mentre oggi sono diventate aree sicure per la proliferazione del cinghiale che ha occupato e devastato tutto. Da tempo chiediamo alla Regione Piemonte di verificare quali di queste aree abbiano ancora senso di esistere e comunque di realizzare un meccanismo di turnover. In questi anni le aziende agricole si sono fatte carico di un fardello che non meritano, credo siano sufficienti siccità, tempeste e venti oltre alle speculazioni di mercato per mettere a rischio l'impresa agricola e la famiglia che la conduce, mentre i ridicoli risarcimenti tardivi che vengono riconosciuti a fronte dei danni reali non fanno parte del patto tra agricoltore e natura. Se però, come è successo in questo caso, si comincia anche a mettere a repentaglio la possibilità di vivere in queste zone perché ormai poco sicure la questione prende una piega ancora più preoccupante e il mondo agricolo, da buona sentinella, è da anni che grida inascoltato”, ha concluso Galliati.

redazione

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