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Politica | 21 marzo 2020, 07:01

Decreto "Cura Italia", l'economia piemontese chiede uno sforzo in più: "E si deve fare in fretta"

Industria, costruzioni, commercio, ma anche agenti immobiliari e albergatori chiedono di rafforzare gli strumenti a favore di imprese e occupazione. Intanto oltre 150 aziende torinesi hanno già chiesto la cassa integrazione

Decreto "Cura Italia", l'economia piemontese chiede uno sforzo in più: "E si deve fare in fretta"

Il tempo di leggere con più calma il decreto, comma per comma. Ed ecco che l'economia torinese è pronta ad accogliere il "Cura Italia" annunciato nei giorni scorsi dal premier Giuseppe Conte. Un intervento che soddisfa, ma non del tutto. Infatti le posizioni sono piuttosto distinte tra loro.

"Il Governo ha mosso un importante primo passo nel percorso per sostenere la nostra economia, le imprese e i posti di lavoro, ma questo non basta - dice Dario Gallina, che in questo periodo riveste il duplice ruolo di presidente della Camera di Commercio di Torino e presidente dell'Unione Industriale -. Soprattutto, non alla luce della situazione attuale e del concreto rischio di una dilatazione dei tempi verso la normalizzazione".

I primi effetti si notano sul fronte della cassa integrazione: "Stiamo assistendo a un’impennata delle richieste da parte delle nostre aziende associate: al momento sono state inviate 150 procedure, che interesseranno oltre 14mila lavoratori, appartenenti per lo più al settore metalmeccanico, manifatturiero e dei servizi". Questo però non toglie che "le misure assunte vanno attuate velocemente, ma soprattutto dovranno essere migliorate e integrate". 

Per il mondo delle costruzioni, Ance Piemonte - per voce della presidente Paola Malabaila - fa notare però che "manca il riconoscimento della causa di forza maggiore che permetterebbe di sospendere i cantieri senza che le imprese sostengano ulteriori costi e agli appaltatori di essere indennizzati per questo periodo". Numeri alla mano, risulta che al momento, in Piemonte, "il 70% dei cantieri è chiuso o è in via chiusura, il 15% è in forte difficoltà e non può chiudere e un altro 15% è attivo per lavori urgenti”.

Qualche osservazione arriva pure dal commercio, con la presidente di Ascom Torino e provincia, ma anche Piemonte, Maria Luisa Coppa che sottolinea come "Cura Italia non offre il sostegno concreto  necessario alle nostre imprese stremate dall’emergenza per il Coronavirus; le piccole e medie imprese sono la spina dorsale del Piemonte e del nostro paese. Il negozio di vicinato rappresenta il punto di riferimento per tutta una comunità".
Da qui l'idea di dare vita a una mobilitazione, ribattezzata "Io sono impresa", "Chiediamo a tutti, imprenditori e cittadini, di unirsi a noi affinché la voce delle imprese possa arrivare a tutte le Istituzioni forte e chiara con la richiesta di nuove e significative misure di sostegno".

Di "grave dimenticanza" all'interno del decreto parla invece Paolo Papi, presidente di Fiaip Piemonte, la federazione che rappresenta gli agenti immobiliari professionali. "Ci si è completamente scordati di dare una risposta ai professionisti che esercitano negli uffici. La gran parte degli agenti immobiliari svolge la propria attività in locali censiti come uffici, così come ogni altro studio professionale che oggi si trova impossibilitato ad esercitare la propria professione. Geometri, ragionieri, avvocati, commercialisti, consulenti, agenzie, sono tantissimi i professionisti dimenticati".

Sul fronte turismo, invece, Federalberghi Torino lancia un messaggio alla sindaca Chiara Appendino, ma anche ai senatori del Piemonte: il giudizio è che gli strumenti messi in campo fin qui da Governo ed enti locali siano troppo timidi. "Posticipare le rate Tari per il 2020 è sicuramente un segnale positivo ma non è sufficiente a tutelare una categoria che sta pagando un conto pesantissimo in questa crisi, con le strutture ormai tutte chiuse o vicine alla chiusura – dichiara Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino –. Le imprese del nostro settore vivono di liquidità e hanno un tempo di sopravvivenza molto limitato e sia le aziende a gestione familiare, sia i grandi gruppi rischiano di trovarsi a breve in una situazione di crisi aziendale irreversibile con ricadute drammatiche sul piano occupazionale".

Massimiliano Sciullo

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