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Economia e lavoro | 05 febbraio 2020, 14:32

Negozianti contro la psicosi Coronavirus: "Non si trasmette per via alimentare". Ma sono una quindicina i cinesi in isolamento a Torino [VIDEO]

Ascom al fianco di un settore che ha subito cali fino al 70%. Coppa: "C'è massima attenzione e non si segnalano criticità: serve corretta informazione". Hu: "Grazie per la vicinanza verso la nostra comunità. I nostri ristoranti sono sicuri"

Negozianti contro la psicosi Coronavirus: "Non si trasmette per via alimentare". Ma sono una quindicina i cinesi in isolamento a Torino [VIDEO]

Sono circa 400 i ristoranti cinesi attivi a Torino e dintorni. E anche loro, in questi giorni, sono finiti nel mezzo della psicosi-coronavirus. Sono una parte consistente delle vittime di quel crollo dei consumi dettato unicamente dai paura e che, a livello locale, è stato di circa il 60-70% e che coinvolge anche gli altri esercizi gestiti da commercianti orientali.

Ma la realtà è che, nonostante i 3,5 milioni che vanno ogni giorno in fumo a livello italiano, non esiste connessione tra questi locali e il rischio contagio. "Il Coronavirus non si trasmette per via alimentare - dice Maria Caramelli, responsabile Neuroscienze e Cel dell'istituto zooprofilattico sperimentale Piemonte -. È inutile evitare i ristoranti e il cibo cinese perché non c'è alcun rischio. Anche perché ogni virus è ucciso da qualunque cottura".

E mentre Torino prende le necessarie misure di prevenzione, non si registrano casi sospetti. Anzi, sono circa 15 le persone cinesi rientrate dalla Cina e che - volontariamente - hanno scelto di isolarsi in casa per il periodo necessario alla quarantena. Altre persone sono attese nei prossimi giorni di rientro dall'Oriente.

"La comunità cinese ha dimostrato grandissimo senso civico perché ci hanno contattato per capire come fare. Paradossalmente siamo più tranquilli nel dare rassicurazioni sui cinesi che abitano qui anche rispetto agli italiani che sono stati in Cina e sono ritornate poi in Italia. Dobbiamo dare informazioni corrette e essere attenti ma non ci troviamo in una situazione di reale pericolo e speriamo di non trovarci", commenta Roberto Testi direttore del Dipartimento di prevenzione dell'Asl Città di Torino.

E non di secondo piano sono i danni economici di questa psicosi. "I riflessi non sono soltanto sulla comunità cinese, ma su tutto il tessuto economico - spiega Alessandro Mautino, presidente Epat - quindi è qualcosa che va al di là della semplice attività di ristorazione cinese".

"La nostra associazione è da sempre impegnata nella diffusione di una corretta informazione - aggiunge Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino -: il dilagare di false paure mette a rischio il lavoro di imprese che operano nel rispetto delle regole e della sicurezza alimentare".

"Fortunatamente fino a oggi è tutto a posto e non ci sono stati problemi - precisa Paolo Hu, presidente nazionale Fenaic, federazione nazionale Italia Cina - e ringraziamo tutti per la vicinanza dimostrata verso la comunità cinese a Torino".

Massimiliano Sciullo

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