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Economia e lavoro | 06 novembre 2019, 17:13

Sciopero dei benzinai: chiuso un distributore su quattro. "Ma il governo ha ascoltato il nostro messaggio"

Nettis (Faib Confesercenti): "Un 25% è stato precettato, ma poi bisogna anche escludere le pompe bianche. A Roma però i Parlamentari hanno chiesto più informazioni. Vedremo, perché siamo stufi di sentirci dire che abbiamo ragione"

Sciopero dei benzinai: chiuso un distributore su quattro. "Ma il governo ha ascoltato il nostro messaggio"

Alla fine ha chiuso i battenti un distributore su quattro, circa il 25%. E' questo il bilancio del primo dei due giorni di sciopero dei benzinai che - su scala nazionale - ha coinvolto anche Torino e il Piemonte. Una protesta legata alle tante difficoltà burocratiche che ormai toccano il settore, insieme ad altre difficoltà legate alla percentuale di remunerazione e a un rapporto non sempre idilliaco con le grandi compagnie fornitrici.

Uno su quattro può non sembrare un numero enorme. E di sicuro ha finito per non creare particolari disagi all'utenza. Ma tra gli organizzatori c'è soddisfazione. "Bisogna considerare che non siamo più nelle condizioni di una volta - dice Gianni Nettis, presidente di Faib, la federazione dei benzinai aderente a Confesercenti -, perché circa il 50% degli impianti di rifornimento non fa più capo al benzinaio tradizionale, ma alle cosiddette pompe bianche oppure direttamente alla grande distribuzione".
A questi, vanno aggiunti un altro 25%. "Sono i benzinai che sono stati precettati. Ho ricevuto molte telefonate da colleghi che me lo hanno segnalato. Possiamo quindi dire che hanno scioperato uno su quattro. Però il segnale al Governo è arrivato".

Oggi a Roma, infatti, è andata in scena la manifestazione nazionale (cui i rappresentanti del Piemonte e altre regioni non sono riusciti a partecipare secondo quelli che erano i programmi a causa di ritardi dei treni). "I parlamentari - aggiunge Nettis - sono scesi in piazza e hanno voluto chiederci maggiori dettagli sulla questione. Entro due giorni forniremo loro una nota che riassuma tutta la situazione e le nostre richieste, che sono sia politiche che sindacali. Poi vedremo cosa ci risponderanno". "Siamo stufi - conclude il presidente di Faib - di sentirci dire che abbiamo ragione, lo hanno fatto tutti i governi, ma adesso vogliamo gesti concreti".

Massimiliano Sciullo

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