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| 13 febbraio 2019, 19:51

La Caffetteria del Tribunale di Torino apre alla cultura con una mostra in collaborazione con il Museo Egizio

La ristorazione incontra l’arte, che rende “giustizia” alla sfera sociale inclusiva

La Caffetteria del Tribunale di Torino apre alla cultura con una mostra in collaborazione con il Museo Egizio

Con l’esposizione della mostra "Liberi di imparare. L'antico Egitto nel carcere di Torino" inaugura ufficialmente anche la Caffetteria del Tribunale che la ospita, affidata tramite appalto da parte del Comune all’ATI, composta da Liberamensa e dal Consorzio Abele Lavoro, in partenariato con la cooperativa Pausa Cafè.

Queste organizzazioni, che si occupano del reinserimento di detenuti ed ex detenuti, hanno accolto la sfida di «conciliare la qualità e l’eccellenza di un percorso alimentare volto all’inclusione sociale” dichiara Piero Parente,  a capo dell’ATI.

Un progetto impegnativo a cui è seguita questa iniziativa virtuosa, resa possibile dalla collaborazione di Comune, Amministrazione Penitenziaria, Tribunale e Compagnia di San Paolo, che con la Sindaca Chiara Appendino, presenteranno “lo Spazio Cultura Inclusivo”.

Grazie al Museo Egizio infatti, con l’ausilio della Direzione della Casa Circondariale ‘Lorusso-Cutugno’ e l’Ufficio della Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Torino, l’Istituto di Pena ha potuto coinvolgere alcuni dei detenuti nella realizzazione di repliche di reperti della collezione archeologica originale sotto la supervisione di docenti in appositi laboratori attrezzati.

Il risultato sarà allestito presso la nuova area espositiva che trova la sua perfetta collocazione naturale nella Caffetteria, frutto della massima espressione inclusiva in ambito impiegatizio. La metà del personale impiegato infatti è costituita da detenuti in misura alternativa e da ex detenute/i, affiancati da personale altamente qualificato.  Inoltre caffè, pane, pizze e birre, prodotti di eccellenza, in vendita presso lo stesso esercizio, arrivano da produzioni realizzate all’interno delle carceri di Torino e Saluzzo,  tutte filiere di valore.

Ristorazione e arte si incontrano quindi per fondersi in uno spazio ricco di cultura del lavoro e di riscatto, frutti coltivati e trasmessi con cura e qualità affinchè il terreno su cui possano crescere sia sempre più fertile ed esteso.

M.Sci

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