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Politica | domenica 04 novembre 2018, 09:24

A Chivasso via i simboli di partito dalla piazza della chiesa

Il nuovo regolamento comunale, votato "distrattamente" anche dagli stessi consiglieri d'opposizione", costringe Lega, Forza Italia e la lista civica Amo Chivasso a togliere le bandiere dal balcone della sede

A Chivasso via i simboli di partito dalla piazza della chiesa

Per evitare una multa da almeno 150 euro la Lega di Chivasso ha tolto il simbolo dal balcone della sede in Vicolo tre limoni, quello a fianco del Duomo. Il Comune di Chivasso ha infatti emanato un Regolamento che, da questo mese, vieta di “… collocare nelle strade o piazze e sulle facciate degli edifici addobbi, stendardi, bandiere, festoni, striscioni, e ogni altro supporto e/o elemento grafico di qualsiasi natura se distano a meno di 20 metri o comunque se ostacolano la piena visuale di chiese, monumenti, edifici sottoposti a vincolo storico”.

"Non si conoscono le motivazioni del provvedimento - scrive in una nota Enrico Bettini per il Direttivo Lega di Chivasso -, sebbene sia condivisibile per evitare gli impedimenti alla visuale degli edifici storici. Ma non lo si capisce per quei simboli di partito, di modeste dimensioni, di materiale opaco e posti a una distanza sufficiente a non distrarre la vista del massiccio campanile chivassese. Senza disturbare Sgarbi, qualcuno potrebbe anche sostenere che quei simboli posti sul balcone stavano addirittura bene, che alleggerivano ed armonizzavano la vista d’insieme, dando, in un solo colpo d’occhio, l’idea del trascorrere del tempo e della dinamicità della nostra società.

Ma, tralasciando le considerazioni estetiche, pare verosimile che nel provvedimento prevalga l’aspetto politico limitativo della libertà d’espressione. Infatti il primo pensiero che molti hanno avuto è stato: guarda che cosa si sono inventati in Comune per contrastare l’opposizione politica. Anche se, ad onor di cronaca, bisogna purtroppo registrare che i Consiglieri d’opposizione, forse perché distratti, stanchi o annoiati, non hanno battuto ciglio ed hanno votato a favore del Regolamento. Escludendo una “manina” maliziosa tra i funzionari comunali, sembra quindi che Di Maio abbia fatto scuola. E' noto infatti che il leader grillino sembri non essere smanioso di leggere i testi che escono dal Consiglio dei Ministri.

Nel Regolamento c’è però una precisazione: “La presente disposizione non si applica alle insegne dei negozi eventualmente presenti al piano terra…”. Questa eccezione per i negozi, che si immaginano di qualsiasi natura, implica però alcune considerazioni. Per esempio: cosa succederebbe se, a meno di 20 metri da edifici sottoposti a vincolo storico, s’insediasse un porno shop o una rivendita di droghe leggere? I simboli dei partiti politici verrebbero considerati meno decorosi delle insegne di quei negozi? Ovvero considerati più negativi degli inviti alla lussuria o al perdersi nei paradisi artificiali delle droghe?

Noi della Lega siamo convinti che l’interesse dei cittadini per la politica sia da promuovere e sostenere. E’ bene che gli italiani maturino una convinzione: solo con il primato della politica ci si può riprendere la sovranità, monetaria e non, che qualche politico traditore ha svenduto ad altri, ovvero alla finanza mondialista, quella dei mercati e dello spread. Quella che, per meglio vendere i propri prodotti e per dominarci meglio, vuole omogeneizzare usi, costumi e gusti, della popolazione mondiale. Rendendola ibrida e meticcia, facendole perdere radici, cultura e identità. Financo quella sessuale, come predicato da alcune teorie transgender.

Screditare la politica è un fatto estremamente negativo: senza politica non c’è democrazia. Senza di essa si torna al Medioevo, quando il più forte dominava incontrastato sul più debole. Ora purtroppo la situazione, considerata a livello mondiale, è simile a quella medioevale. I più forti finanziariamente arrivano a dominare anche gli Stati come il nostro. “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” sta diventando un motto umoristico e tutta la Costituzione carta straccia. La Lega si oppone con forza a questo nefando andazzo. Ecco quindi perché invitiamo l’Amministrazione comunale chivassese a ripensarci e a rivedere quel Regolamento, inserendo tra le eccezioni anche i simboli di partito e le altre libere espressioni di consolidata dignità democratica".

c.s.

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