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Economia e lavoro | mercoledì 13 giugno 2018, 07:20

Sorpresa dopo tre mesi nel 2018: l'export torinese ha frenato insieme alle automobili

Il capoluogo di provincia fa -11% e zavorra tutta la regione, che cresce solo dell'1,2%. Dardanello (Unioncamere): "Bisogna aprirsi all'estero. La Tav è una delle opere fondamentali"

Sorpresa dopo tre mesi nel 2018: l'export torinese ha frenato insieme alle automobili

Quando si è abituati troppo bene, anche un +1,2% può sembrare uno scostamento di poco conto. Ma è proprio questo il risultato che hanno fatto registrare al termine del primo trimestre dell'anno le esportazioni piemontesi, da sempre una "locomotiva" rispetto all'economia del territorio nel suo complesso, ma che con l'inizio del 2018 sembrano aver perso un po' di brillantezza.

Il quadro emerge dalle ultime rilevazioni effettuate da Unioncamere Piemonte, che ha quantificato in 11,9 miliardi di euro il giro d'affari sui mercati esteri della nostra regione, realizzando appunto un +1,2% rispetto allo stesso periodo del 2017. La bilancia commerciale resta tuttavia positiva, visto che le importazioni sono cresciute di solo mezzo punto, quindi il saldo è di 3,4 miliardi a nostro favore.

Ma che per il Piemonte si tratti di un passo rallentato, lo dimostra anche il paragone con il resto del Paese, visto che l'Italia nel suo complesso, tra gennaio e marzo, ha fatto segnare un +3,3% delle vendite verso l'estero. E usciamo sconfitti anche dal raffronto con il Nord-Ovest (+5,3%). La nostra resta tuttavia la quarta regione esportatrice, con una quota del 10,6% delle esportazioni complessive nazionali. Sul podio, davanti a noi, sempre Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, che hanno saputo viaggiare a velocità decisamente superiori (rispettivamente +7,9%, +4,6% e 4,1%).

“Aprirsi al mondo è l’unica strada che possiedono le nostre imprese, il cui alto valore in termini di qualità produttiva ci viene da sempre riconosciuto a livello internazionale, per essere più competitive e performanti - è il commento ai dati di Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte -. Le istituzioni, in questo quadro economico, hanno il dovere di sostenere le iniziative imprenditoriali di accompagnamento all’internazionalizzazione non solo pensando a politiche di sburocratizzazione, digitalizzazione e occupazione, ma soprattutto sostenendo progetti infrastrutturali efficaci e moderni".

E parlando di estero, è impossibile non pensare anche ai collegamenti infrastrutturali. Prima fra tutti la Torino-Lione, che in queste prime settimane di nuovo governo Lega-5 stelle sembra in affanno. "La linea ad alta velocità Torino-Lione è fondamentale e permetterà alle nostre merci di essere protagoniste prima di tutto in Francia, nostro primo mercato di riferimento, e poi in tutta Europa - prosegue Dardanello -. È di queste ore l’ok alla linea ad alta velocità Praga-Dresda: i Paesi europei, con visione del futuro, hanno capito che da qui passa lo sviluppo dei nostri territori. Noi non possiamo essere da meno.”

A livello di tipologie, sono soprattutto i mezzi di trasporto ad aver tirato il freno (-10,4%), soprattutto a causa delle auto (-19,4%). Positivo, invece (a conferma di un trend ormai consolidato) l'andazzo della componentistica autoveicolare, cresciuta del 2,4%. Bene la meccanica, secondo comparto delle export piemontese, cresciuta a un ritmo del +4,0%. L’alimentare, terzo settore con un peso di poco inferiore al 10%, ha realizzato una crescita dell’7,1% rispetto allo stesso periodo del 2017. In positivo anche l’export della gomma plastica (+7,2%)  dei metalli (+1,8%) del tessile (+4,7%) e della chimica (+8,1%).

E se i nostri migliori clienti continuano a essere all'interno dell'area Ue, il mercato tedesco e quello francese, entrambi con una quota dell’export regionale del’13,7%, hanno evidenziato andamenti molto diversi tra loro. La Germania ha evidenziato un andamento sostanzialmente piatto (+0,6%), mentre più rilevante è apparso l’incremento dell’export verso la Francia (+5,1%). Bene anche il Regno Unito (+5,9%), Belgio (+1,3%), Paesi Bassi (+7,0%), Austria (+6,8%) e Repubblica Ceca (+5,7%). In calo, invece, le esportazioni verso Spagna (-1,3%), Polonia (-3,7%) e Romania (-1,5%)

Al di fuori dei confini continentali soffrono le vendite verso la Cina (-14,6%) e verso la Turchia (-8,3%). Buone performance  sono state invece registrate sul mercato statunitense (+8,1%), quello brasiliano (+24,5%), messicano (4,5%) e russo (8,7%), nonostante i timori sui dazi e sulla "guerra fredda" più o meno ufficiale che ciclicamente tornano alla ribalta.

A livello geografico, le automobili rimaste ferme zavorrano Torino (-11%), mentre le altre province vanno decisamente meglio. Il vero colpo di teatro si registra ad Asti (addirittura con un +83,7%, spinto anche da una forte crescita della metalmeccanica e del comparto alimentare). Superiori alle media regionale anche Alessandria (+’11,1%), Vercelli (+10,6%), quindi Biella (+8%). Incrementi intorno ai 4 punti percentuali caratterizzano, infine, le esportazioni di Cuneo (+4,3%), Novara (+4,1%) e Verbania (+4,1%).

Massimiliano Sciullo

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