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Cronaca | mercoledì 11 aprile 2018, 14:14

Spari contro la casa di un imprenditore novarese, quattro in carcere a Ivrea: decisivo l'intervento dei carabinieri di Volpiano

L'episodio si era verificato la sera del 10 gennaio, oggi gli arresti da parte delle forze dell'ordine

"Ciao, c’è papà?”. Alla risposta “No, non è in casa”, subito era partita una raffica di colpi, tredici per la precisione, sparati con una pistola, ad altezza d’uomo, contro il portone di casa di un imprenditore cinquantenne residente a Tornaco.

L’episodio, dai contorni decisamente inquietanti, si era verificato la sera del 10 gennaio, poco dopo le 20.30 e a rispondere al citofono era stata una bambina. Questa mattina all’alba i carabinieri della compagnia di Novara, insieme ai colleghi di Chivasso e con il supporto dei militari del nucleo elicotteristi di Volpiano, hanno eseguito, per quel fatto, quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip di Novara su richiesta del pm Mario Andrigo. L’accusa è quella di tentata estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di pistola.

In carcere a Ivrea sono finiti Guido Carbone, 36 anni, il fratello Giuseppe, 29 anni, Francesco Ierardi, 30 anni, tutti residenti a Brandizzo, imprenditori volti già noti alle forze dell’ordine e Davide Visentin, 31 anni, geometra incensurato, anch’egli residente a Brandizzo. Le indagini, che avevano preso il via nell’immediatezza dei fatti grazie ad elementi utili forniti dall’imprenditore, hanno portato i carabinieri a stringere il cerchio intorno ad alcune persone che nel recente passato avevano avuto rapporti lavorativi con la vittima dell’atto intimidatorio.

In particolare è emerso che l’imprenditore novarese nel maggio precedente era stato incaricato per fare alcuni lavori di ristrutturazione per cinque villette a Brandizzo, con un accordo economico che prevedeva il pagamento di una quota giornaliera; nel mese di agosto Giuseppe Carbone aveva avanzato richiesta per altri lavori extra smettendo però di pagare quanto dovuto. Al rifiuto dell’imprenditore di lavorare senza ricevere alcun compenso, erano iniziate le minacce da parte dei due fratelli Carbone e del loro cognato Francesco Ierardi.

A dicembre Giuseppe Carbone si sarebbe presentato a casa dell’imprenditore e, facendogli intendere di essere armato di pistola, aveva chiesto la consegna di 10mila euro, a titolo di indennizzo per lavori che non erano stati eseguiti; a gennaio la spedizione intimidatoria in quel di Tornaco, alla quale, secondo quanto appurato dalle indagini, avrebbero materialmente partecipato Giuseppe Carbone, Francesco Ierardi e Davide Visentin (quest’ultimo, incensurato, uomo di fiducia dei Carbone). I tre avrebbero raggiunto l’abitazione dell’imprenditore a bordo della Panda di Visentin, avrebbero citofonato all’abitazione e poi avrebbero esploso i 13 colpi di pistola.

Per investigatori ed inquirenti Guido Carbone, che quella sera non aveva partecipato alla trasferta, sarebbe però il mandante, oltre che concorrente morale. “La figura di Guido Carbone, che nella propria famiglia riveste un ruolo dominante in termini decisionali rispetto al fratello e al cognato – hanno spiegato i carabinieri di Novara – è risultata in grado di determinare una rilevante capacità intimidatoria anche in forza dei solidi legami con esponenti di spicco della ‘ndrangheta”.

Il blitz è scattato alle 5 di questa mattina (mercoledì 11 aprile) quando in tre sono stati raggiunti dai carabinieri nelle loro abitazioni; il quarto, Ierardi ha tentato di darsi alla fuga ma grazie all’intervento dell’elicottero di Volpiano che dall’alto monitorava i suoi spostamenti e li comunicava ai colleghi a terra, è stato bloccato poco dopo.

r.g.

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