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Sanità | lunedì 12 febbraio 2018, 07:42

Chiama i carabinieri per sbloccare l'ambulanza: infermiere in commissione disciplinare. E Nursind insorge

Il sindacato di categoria difende il lavoratore: "Vogliono metterci il bavaglio"

Chiama i carabinieri per sbloccare l'ambulanza: infermiere in commissione disciplinare. E Nursind insorge

“Colpirne uno per educarne cento”. “Non accettiamo questo atto intimidatorio nei confronti di un collega infermiere, che ha rispettato le procedure ed i dettami deontologici”. Questa la denuncia del Coordinatore Regionale NurSind Piemonte, Francesco Coppolella, dopo la notizia che un collega Infermiere è stato convocato in commissione disciplinare, in quanto dopo aver verificato che il blocco di un’ambulanza presso l’ospedale di Chivasso si protraeva da oltre un’ora, informava la Compagnia dei Carabinieri competente, ottenendone l’operatività sei minuti dopo.

"Gravissimi ritardi nella gestione delle emergenze, determinati dal sequestro delle barelle nei Pronto Soccorso, divenuto oramai prassi. Persone ammassate fino alla quarta fila nei Dipartimenti di Emergenza ed una sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato l’assoluzione in appello di due infermieri, che avevano omesso di segnalare il sovraffollamento, condannati per omicidio colposo per la morte di un paziente. Sono la premessa a un fatto che crea un precedente pericoloso che ci porta verso una deriva autoritaria".

"Ricordiamo ancora il caso dell’Ospedale di Nola dove medici ed infermieri misero per terra i pazienti per mancanza di barelle e mentre il Ministro della salute definiva “eroi” i lavoratori del Pronto Soccorso, l’amministrazione li deferiva alla commissione disciplinare", prosegue il sindacato."La Città della Salute non ha voluto essere da meno".

"A dicembre il Nursind,  aveva invitato gli infermieri, attraverso un modulo prestampato, a segnalare le criticità e i rischi legati alle condizioni di lavoro proprio perché obbligati da dettami deontologici e, nonostante molti colleghi sono stati invitati a non utilizzarlo da parte di coordinatori e dirigenti,  non tutti si sono fatti intimidire".

"Infatti anche grazie a quel modulo è stato possibile portare all’attenzione della Procura la morte di una donna che il mattino del primo gennaio ha atteso trenta minuti  prima che i soccorsi arrivassero perché un ambulanza che poteva arrivare in tre minuti era bloccata in un pronto soccorso".

Il pomeriggio del 3 gennaio, un collega, dopo aver verificato che il blocco di un’ambulanza presso l’ospedale di Chivasso si protraeva da oltre un’ora, informava la Compagnia dei Carabinieri competente, ottenendone l’operatività sei minuti dopo. La scelta è stata motivata dagli obblighi di Legge previsti per qualsiasi cittadino, ma soprattutto da una tragedia verificatasi due giorni prima.
Èd è proprio  per prevenire una situazione analoga che il collega ha agito in tal senso, con un intervento peraltro risolutivo. Quel pomeriggio inoltre le ambulanze ferme nel presidio di Chivasso erano addirittura arrivate a sei.La risposta non si fatta attendere con la convocazione del collega in commissione disciplinare.
“Colpirne uno per educarne cento” con un effetto deterrente nei confronti di chi si guarderà bene dal denunciare in futuro, salvo però risponderne poi in prima persona come accaduto ai due colleghi condannati in cassazione per omicidio colposo.

Il blocco delle barelle, oltre ad essere un reato, disattende ad una disposizione dell’Assessorato alla Sanità regionale.

La letteratura mondiale afferma che il danno cerebrale irreversibile da arresto respiratorio insorge dopo sei minuti dall’evento.

Ciò significa che quando sullo schermo dei monitor della sala operativa appare un codice rosso è già troppo tardi per chiamare le Forze dell’Ordine. Occorre farlo prima, esattamente come ha fatto il collega.

Rendere rapidamente operativi i mezzi di soccorso non è una gentile concessione ma un preciso obbligo, in particolar modo quando il sovraffollamento è ascrivibile a fenomeni ciclici, stagionali e ampiamente prevedibili. È in ragione di questa prevedibilità che nessuno può dire: “Non sapevo”.

"Il ricorso alla commissione disciplinare lo riteniamo un atto intimidatorio nei confronti di un collega che ha uno stato di servizio irreprensibile ma anche  un’attività sindacale intensa e scomoda", dice ancora il sindacalista. "Colpirne uno per educare tutti gli altri attraverso un effetto deterrente nei confronti di altri colleghi che si guarderanno bene dal segnalare carenze, disservizi e privazioni in futuro, salvo però risponderne poi in prima persona per comportamento omissivo come statuito dalla recente sentenza della Corte di Cassazione citata", continua Coppolella.

"Abbiamo il timore che si voglia colpire un organizzazione sindacale scesa in campo da tempo con determinazione nella tutela dei diritti dei cittadini e dei professionisti sanitari. La paura è che si voglia mettere il bavaglio ad un intera categoria - afferma ancora Coppolella -, quella degli infermieri, che forse ha iniziato ad infastidendire una classe politica e dirigenziale che non vuole assumersi responsabilità proprie. In una commissione disciplinare dovrebbero finirci quelli cha hanno generato queste condizioni e chi nonostante le prevedibilità di tali eventi non ha preventivamente adottato interventi adeguati, mettendo a rischio la vita delle persone e in grande difficoltà gli operatori", conclude Coppolella.

r.g.

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